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Com’è vivere in una piccola città cinese

All’inizio doveva essere Xi’an. Poi è andata che “ci serve un insegnante di inglese a Jingbian per qualche mese, questo è il biglietto del treno, ciao!”. Voi lo sapete dov’è Jingbian? No, appunto, io me lo sono dovuto far scrivere. Comunque, trattasi di una ridente città di 270.000 abitanti vicino alla più grande Yulin, che davvero non vi consiglio di cercare su Google immagini (comunque trovereste un’omonima Yulin in un’altra provincia). Pochissime informazioni, poche foto online, quel che so è solo che senza nemmeno aver iniziato a lavorare ho già ottenuto un aumento e una casa tutta per me e quindi si va. Dopo una settimana nel folle caos di Xi’an (grande comunque la metà di Pechino e Shanghai) e ancora stordita dal jet lag quasi mi sento sollevata di fuggire verso la mia ignota destinazione, anche se non ho idea di dove sto andando. Non so voi, ma la mia immagine di piccola cittadina cinese è una cosa o molto romantica, tipo case sulle palafitte, o molto pessimista, tipo uno di quei brutti agglomerati di palazzi, negozi, risciò e mucche a spasso che in India si chiama centro abitato medio.

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La città vecchia di Fenghuang
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Jaipur, India

Giusto un paio d’ore in treno e 4-5 in auto ed eccoci nel nord della provincia dello Shaanxi (da non confondere con lo Shanxi, che fantasia), al confine con la Mongolia Interna. Mi vengono a prendere e i miei sospetti divengono certezza: nessuno parla inglese, comunichiamo col traduttore sul cellulare. Non è che fossi proprio entusiasta di andare in un posto dove d’inverno fanno -20 gradi e non c’è nulla da fare, ma volevo imparare il cinese e onestamente non riesco a pensare a un posto migliore di questo. Ad oggi conosco solamente due persone di qui in grado di conversare fluentemente in inglese. Tutti gli altri continuano con imperterrita fiducia a parlarmi in mandarino anche al mio ennesimo Wo bù dong (non capisco), cosa che trovo meravigliosa. Non so come potrò vivere senza le magnifiche conversazioni mattutine coi tassisti che si svolgono più o meno così:

  • Situazione 1

Domanda che non capisco
Risposta a caso in cinese, con pronuncia improbabile

  • Situazione 2

Domanda di cui comprendo una-due parole
(Sperando di aver azzeccato) risposta in cinese, con pronuncia improbabile

  • Situazione 3, nella migliore delle ipotesi

Domanda che capisco
Risposta giusta in cinese, con pronuncia improbabile
Tassista che ride divertito e si illude di poter dare avvio ad una conversazione sui massimi sistemi

La casa che la scuola mi ha messo a disposizione è ENORME e ridicolmente grande per un’unica persona, ma vivere completamente da sola è una figata. A Jingbian insegno in un asilo e in una scuola elementare durante la settimana, in una scuola privata la domenica perché giammai lasciare del tempo libero ai bambini. Gli studenti sono meravigliosi e mi guardano come se non avessero mai visto una straniera, e in effetti è così. Le mie prime lezioni sono state uno shock: con l’intero personale dell’istituto ad assistere e gente che scattava foto e video come se non ci fosse un domani, ché l’educazione è un business e se hai un’insegnante straniero bisogna farlo sapere a tutti. Fuori dalla scuola è una richiesta di selfie continua: al supermercato, in taxi, in palestra. Praticamente sarò finita su tutti i social network cinesi esistenti. Il fatto di essere trattata come una specie di celebrità dipende in parte dal fatto che Jingbian conta 4 stranieri in tutto: oltre a me, una deliziosa signora inglese col marito francese e un insegnante ucraino. Case sulle palafitte non ne ho trovate (sigh), per la verità Jingbian è piuttosto moderna. Che poi i dintorni non sarebbero nemmeno tanto male:

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Peccato che ci siano meno sedici gradi fuori, e quindi sì a letto e telefilm cinesi – Netflix e la censura ancora non vanno d’accordo e me ne sto facendo una ragione. Del resto, chi ne ha bisogno quando esistono cinema così:

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Praticamente è il cinema a casa: ti servono il tè e puoi scegliere la lingua e se vedere il film in 3D comodamente a letto. Abbiamo visto Thor: Ragnarok e io ho passato la prima mezz’ora con gli occhi a cuore esaltandomi per questo posto e credo che i miei amici cinesi abbiano pensato che in Italia non esistano sale cinematografiche.

Quello che non manca di sicuro sono i ristoranti: qua il cibo è una cosa seria, quando è ora di pranzo spariscono tutti e non c’è incombenza lavorativa che tenga. Questo è quello che ho felicemente mangiato finora (e che mi sono ricordata di fotografare):

hotpot

L’hotpot, un must. Un enorme pentolone dove mettere a cuocere qualsiasi cosa. Si prende il cibo direttamente dalla pentola con le bacchette. Il livello di difficoltà va da piuttosto facile (roba più o meno solida) a fatti portare un cucchiaio che è meglio (funghi e tofu a dadini).

E ancora: Baozi (pane al vapore ripieno di carne e/o verdure), Jiaozi (i famosi “ravioli”) e noodles di tutti i tipi e lunghezze che hanno mille nomi diversi che non imparerò mai.

Infine il mio preferito: il Liang pi 凉皮. Non saprei nemmeno come descriverlo quindi copierò da Wikipedia: “Un piatto simile ai noodles, preparato con farina di frumento o di riso. Nonostante sia una pietanza fredda viene servita anche d’inverno. Liangpi infatti significa, letteralmente, ‘pelle fredda’, nonostante non contenga alcun tipo di derivati animali”. Il proprietario della tavola calda dietro casa mia che lo prepara è ovviamente diventato il mio migliore amico.

Ad ogni modo, finora lo shock culturale (inevitabile, anche essendo sopravvissuta 7 mesi all’India) è stato mitigato dal fatto che qualsiasi problema si verifichi – e sono già stati tanti –  è prontamente risolto da altri. Per questo mi sento fortunata, nonostante la vita a 10.000 km da casa non sia sempre facile. Tipo quando vuoi comprare una stufa elettrica ma ti dicono che non puoi, che non ce ne sono più in magazzino, anche se te ne trovi di fronte una d’esposizione perfettamente funzionante. Ma si sa, discutere in cinese non è proprio facilissimo e quindi che fare? Arrabbiarsi in Asia è comunque del tutto inutile, il risultato non cambierebbe di una virgola. La forma mentis occidentale qui non ha alcun senso: ogni giorno ti viene ricordato che sei atterrato su altro pianeta, che in fondo se uno sceglie di andare in Cina piuttosto che a Londra è anche giusto, oltre ad essere l’aspetto più affascinante ed eccitante dell’esperienza.


Life in a small Chinese city

At first I was hired to work in Xi’an, but things in China can change pretty quicky, so what happened was something like: “we need a foreign teacher in Jingbian for a few months, this is your train ticket, bye!”. Do you have any clue where Jingbian is? Neither did I, I had to ask to my supervisor to write it down. Anyway, Jingbian is a town with a population of 270.000 near to the biggest Yulin (I really don’t advice you to google it, you’ll see the Yulin in another province, anyway). No information, no pictures, what I only know is that before starting my job I already gained a salary raise and an entire home of my own, so goodbye Xi’an. After a chaotic week in there I am almost relieved to head towards my unknown destination, even though I don’t know what to expect at all. In my mind the idea of a small Chinese town is either something very romantic like houses on stilts or something very pessimistic, such as one of those unattractive agglomeration of buildings, shops, rickshaws and wandering cows which in India is called city.

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Fenghuang old city

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Just a couple of hours in the high-speed train and 4-5 by car and here we are in the north of Shaanxi province (not to be confused with Shanxi – lots of creativity!), very close to Inner Mongolia. They pick me up and I soon understand that no one speaks English: we communicate through their mobile and a translation app. To be honest I was not thrilled to go where the winters are about 20 degrees below zero and there’s nothing to do at all, but I wanted to learn Chinese, and honestly I cannot think of a better chance. So far, I only know two people from here who can speak English fluently. Everyone else keep talking to me in Mandarin with undaunted trust, even when I keep replying Wo bù dong ( I don’t understand), which I find amazing. I don’t know how I’ll go through my days without the amusing conversation I keep having with taxi drivers, which more or less go on like this:

  • Situation 1
    Question that I do not understand
    Random answer of mine, with implausible pronunciation
  • Situation 2
    Questions which I do not understand except for 1-2 words
    Random answer, hoping I got it right, with implausible pronunciation
  • Situation 3
    Question that I do understand
    Correct answer, with implausible pronunciation

The house provided by the school is ridiculously HUGE for a single person, but living alone is a blast. Here in Jingbian I teach in a kindergarten and in a primary school during weekdays, in a private center during the weekend; after all, why shall you give kids ANY spare time? Students are a delight, they first looked at me like they have never seen a foreigner, and in fact this is pretty accurate. The first classes I taught was a bit of a shock: with the entire institute observing and taking pictures/videos, since education is a business and if you got a foreign teacher everyone in town MUST know. Outside of school I keep getting continuous requests of selfies: in supermarkets, at the gym, while in taxis. The reason for being a sort of celebrity is that Jingbian has a total of 4 foreigners: besides me, a lovely British lady with her French husband and a teacher from Ukraine. I have not found any house on stilts (sigh), Jingbian is quite a modern place. The surroundings are actually quite beautiful:

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But it’s -10° outside and therefore I choose bed and Chinese tv-series – Netflix still has an issue with the government censorship and I am trying to get over it. Anyway, who needs Netflix when cinemas look like this:

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It’s like having a theatre inside your room: you get served hot tea and you can choose language and whether or not to watch in 3D. We saw Thor: Ragnarok and I’ve spent a good half an hour with heart-shaped eyes, totally ravished. I think that my Chinese friends thought there are no cinemas in Italy.

For sure Jingbian does not lack places to eat: China is a foodie country and when it’s lunchtime everyone leave their office, no matter what they’re doing. This is an overview of what I’ve tried so far (and reminded to photograph):

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Hotpot is so popular: you put a variety of foods inside and take it back when cooked, using chopsticks. It’s quite easy for solid stuff, nearly impossible for tofu and sliced mushrooms.

Baozi (stuffed buns filled with meat and/or vegetables), Jiaozi (dumplings) and noodles with so many lenghts and different names that I’ll never learn.

Finally, my favourite: Liang pi 凉皮. I don’t even know how to describe it so I’ll quote Wikipedia:  “a noodle-like Chinese dish made from wheat or rice flour. Although liangpi is served cold, they are served in every season, including winter. Liangpi literally means cold skin, although it contains no animal products”. The owner of the Liang pi take-away next to my home has obviously become my best friend.

So far, the cultural shock (unavoidable, despite surviving in India for 7 months), was softened by the fact that any problem I may face – they’ve been quite a lot already– is promptly solved by others. Because of this I feel lucky, despite life 10.000 km far from home is not always easy. Like when you want to buy an electric radiator for your home and the clerks tell you they’ve run out of it, even if you’re facing a perfectly functioning one in the exposition corner. So what to do? To get mad in China is useless as the final result won’t change your situation at all. The western way of thinking is nonsense here: every time you get reminded that you’ve landed on another planet and, to be honest, if you chose China instead of London you could actually expect it to be this way. This is also what makes the whole experience more thrilling and fascinating, day by day.

4 risposte a "Com’è vivere in una piccola città cinese"

    1. Per me è stato lo stesso! Ho iniziato a studiare il cinese un anno fa e appena ho avuto l’opportunità di partire non ci ho pensato due volte 🙂
      Da quel che ho sentito Hong Kong è un mondo a sé e immagino sia una metropoli davvero affascinante. Spero di visitarla, prima o poi!

      Piace a 1 persona

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