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India, odi et amo

Ci ho messo un po’ a decidermi a scrivere qualcosa sull’India perché i 7 mesi che ho passato qui mi hanno lasciato addosso sentimenti contrastanti.  Mettici pure che tutto è stato già detto e scritto e le cose si complicano ulteriormente. Si dice che l’India o la si ama o la si odia, io piuttosto credo che sia vero che non è possibile amarla senza un po’ odiarla, e viceversa. Una cosa che ho imparato velocemente è a diffidare degli entusiasti, quella categoria di viaggiatori che in India trovano “tutto bello”, e “intriso di spiritualità”. Così come di quelli che hanno sbagliato destinazione, perché sì il Taj Mahal è bellissimo, ma usciti dai meravigliosi templi e palazzi c’è il caos: traffico, igiene inesistente e bambini che dormono in strada. Il bello dell’India è che hanno tutti ragione: è bella, è brutta, è spirituale, è materialista, è sporca, caotica, triste, felice, affascinante, orgogliosa, fanatica, grottesca. L’India è indescrivibile e kitsch e l’ho amata soprattutto per questo: se può dire ogni cosa e il suo esatto contrario.

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Nuova Delhi
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Mumbai

Si può dire che l’India sia spirituale, ma la realtà non è proprio quella di Mangia, prega, ama. Che poi, parliamo di un film dove Julia Roberts si sfonda di cibo italiano, rimane uguale si lamenta di essere grassa, quindi NON esattamente una fonte attendibile. Il concetto di devozione in India è comunque quanto di più lontano ci sia da quello occidentale: durante le festività religiose le strade pullulano di effigi delle divinità con fattezze che però lasciano perplessi, mentre musica tecno viene sparata a tutto volume. Allo stesso tempo l’India è il paese più materialista che ho visitato finora, forse più della Cina: ovunque andassi era una continua e sfiancante richiesta di soldi, di visitare questo o quel negozio, di comprare, comprare, comprare qualsiasi cosa – nella regione del Rajasthan poi, TUTTI hanno un’attività commerciale o un parente che vende qualcosa e vorranno portarvici a tutti i costi.

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In 7 mesi ho mangiato in posti che sfidavano ogni basilare norma igienica, ho perso un numero di ore indefinito nel traffico e visitato luoghi incredibili. Sono stata nella città sacra degli indù e ho visto gente farsi allegramente il bagno nel Gange (giusto il fiume più inquinato del mondo), dove ogni giorno vengono gettate le ceneri dei fedeli che vengono a Varanasi a morire per spezzare l’eterno ciclo di morte e rinascita. Ho visto pire per le cremazioni ardere 24 ore al dì, un funerale svolgersi nelle strade della città e i riti religiosi sul Gange, per cui Varanasi è famosa. Sono stata ad Amritsar, la città sacra dei Sikh e ho quasi creduto di essere arrivata in un altro paese per la pace e la tranquillità che circondano il Golden Temple. Mi sono innamorata della straordinaria generosità e accoglienza di questa religione.

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Altre cose che ho fatto, in ordine sparso: preferire il treno e allungare così il viaggio di mille ore, farsi assalire da una scimmia poco amichevole nel tempio delle scimmie di Jaipur – un posto incredibile e quasi introvabile (quando pensavamo di essere arrivati dopo 30 minuti di camminata abbiamo scoperto di essere stati dirottati verso il tempio sbagliato da una sedicente sacerdotessa a caccia di offerte); salire su un aereo con le eliche senza morire d’infarto, arrivare da sola al confine tra India e Pakistan e assistere alla cerimonia di chiusura al tramonto, perdermi per le strade di Mumbai, coltivare l’arte della pazienza per perderla con tre quarti dei tassisti indiani, commuovermi dentro l’Amber Fort di Jaipur, bere cay ad ogni ora del giorno e mangiare piatti dal nome e contenuto sconosciuto e la frutta più buona del mondo; visitare il Taj Mahal dei poveri e quello originale, scattare un milione di foto a quest’ultimo, rischiare la vita nel traffico di Nuova Delhi e rimpiangere la presenza dei marciapiedi più che di qualsiasi altra cosa.

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Tempio delle scimmie, Jaipur

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Amber Fort
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Il “piccolo” Taj Mahal

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Mi rendo conto che in 7 mesi ho capito tutto e niente di un posto complicato come l’India, che avrei voluto fare e vedere tanto altro. A volte l’ho amata, altre l’ho odiata. Mi sono sentita una minuscola goccia nell’oceano, dimenticandomi del mondo.

Magari più avanti cercherò di raccontarla più nel dettaglio. Vedremo.


What I have loved, and hated, about India

It took me a while to write about India, as the 7 months I’ve spent here left me with mixed feelings. It gets more complicated if you think that anything has already been said on this country. They say that you either love it or hate it, but I believe that it’s not possible to love it without, at the same time, hating it. One thing I quickly learnt is to distrust the enthusiasts, those people that find everything about India amazing and soaked with spirituality. As well as those people who chose the wrong destination: yes, the Taj Mahal is beautiful, but once you exit its gates there’s chaos outside: heavy traffic, lack of hygiene and children sleeping in the streets. What is great about India is that everyone is right about it: it’s beautiful, terrible, spiritual, materialistic, dirty, chaotic, sad, happy, fascinating, proud, fanatical, freakish. India is indescribable and kitsch and I loved it for all these reasons: you can tell anything about it and its exact opposite.

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Nuova Delhi
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Mumbai

 

The reality about the spiritual side of India is not the one depicted by Eat. Pray. Love. which is not exactly an accurate source of information if you think about Julia Roberts eating tons of Italian food and complaining about being fat while still remaining in the same shape for all the movie. The idea of devotion in India is far away from the western concept we have, anyway. During religious holidays streets are filled with statues of gods and goddesses with strange physiognomy while techno music is being played out loud. At the same time, India is the most materialist country I’ve ever been so far, more than China probably: everywhere you go you’ll be asked for money and to visit a thousand of shops to buy, buy, buy anything you can think about – in the state of Rajasthan in particular EVERYONE own a shop or have a relative who does and will insist to bring you there to “take a look”, no matter what.

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During the 7 months I’ve spent here I’ve eaten in places with non-existing hygienics rules, I’ve lost tons of hours stuck in traffic and visited incredible places. I’ve been in the holy city of the Hindu people and watched people bathing in the most dirty river in the world: the ancient Ganges, where everyday the ashes of dead people are thrown after they come to Varanasi to die with the purpose to break the eternal cycle of death and reincarnation. I’ve seen funerary pyres burning 24/7 and the religious ceremonies on the river shores, for which Varanasi is famous for. I’ve been to Amritsar, the holy city of the Sikhs and I almost believed I had landed in another country for the peace and tranquility surrounding the Golden Temple. I fell in love with the extraordinary generosity and friendliness of the Sikhs.

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Varanasi

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A few other things I’ve done, in random order: choosing train over other faster means of transport and, by doing so, taking way longer to get to my destination; being assaulted by a hungry monkey in the monkey temple of Jaipur (a terrific place very difficult to reach; we got lost and reached the wrong temple due to a “priestess” looking for donations); taking a propeller-less plane without having an heart attack, reaching the India-Pakistan border all by myself to see the ceremony of the closure of the border; getting lost in Mumbai streets; growing my patience skills to punctually lose it with taxi drivers; becoming emotional for the beauty of the Amber Fort of Jaipur; drinking litres and litres of cay tea and eating dishes with unknown name and content as well as the best fruit in the world; visiting the poor man’s Taj Mahal and the original one, taking a billion pictures of the latter; risking my life in New Delhi’s streets and missing the sidewalks more than everything else.

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Little Taj Mahal

Seven months weren’t enough to understand a complicated place such as India, I wanted to do and see much more. Sometimes I hated it, sometimes I loved it. I felt a small drop in the ocean, forgetting about the world.

Maybe afterwards I’ll write about it in further details. We’ll see.

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