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Amritsar, nel tempio d’oro dei Sikh

Amritsar è fuori dagli itinerari tradizionali in India: principalmente perché è lontana dalle mete turistiche più popolari e perché oltre al tempio d’oro non offre molto da vedere. Io l’ho pescata un po’ a caso dai consigli della fida Lonely Planet ormai un anno fa (oddio, è già passato un anno?). Amritsar è la capitale dello stato del Punjab e la città sacra dei Sihk, ma a parte questo è come il resto dell’India: sporca, rumorosa, trafficata. Il Golden Temple è il cuore della città ed è sconcertante quanto tutto il caos svanisca una volta all’interno. È davvero difficile descrivere a parole quanto netta sia la differenza tra “fuori” e “dentro”, è come passare da Sodoma e Gomorra al giardino dell’Eden. La pace totale. Non sarei più andata via. L’India è così: ti fa imprecare 24 ore al dì, ma poi ti regala quel momento di magia che ti lascia senza fiato. Comunque, il Golden Temple è un edificio piuttosto sobrio e per nulla appariscente, che devo dire rivaleggia con il minimalismo dell’Akshardam a Nuova Delhi:

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Akshardam, Nuova Delhi
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Akshardham

L’ingresso al tempio è gratuito, così come per il museo al suo interno e per la sala proiezioni. Il complesso viene gestito da volontari Sikh che si occupano di ogni cosa: accoglienza, pulizia, sorveglianza, cucina, manutenzione. Sono rimasta sbalordita dalla gentilezza che ho ricevuto solo per essere una straniera: più volte sono stata avvicinata e mi sono sentita dire di non esitare a porre domande sulla storia del tempio o dei Sikh. All’entrata vengono distribuiti opuscoli gratuiti sulla religione e testi di preghiera. La cosa più eccezionale è l’interno del tempio – bisogna fare un bel po’ di fila – ma ne vale assolutamente la pena: sacerdoti seduti su uno stuolo di tappeti intonano canti di preghiera tutto il giorno, senza sosta, suonando strumenti tradizionali indiani. È uno spettacolo affascinante e commovente, sono rimasta ad ascoltare incantata per davvero tanto tempo senza che nessuno mi cacciasse, nonostante la folla all’interno e la fila di visitatori che attendevano il loro turno. Non ho fatto foto anche se avrei tanto voluto, non mi sembrava opportuno.

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Di fronte alla passerella che conduce all’interno del Golden Temple c’è la mensa dove chiunque – Sikh, Indù, turista occidentale e non – può mangiare gratuitamente. La generosità di questa religione è straordinaria come solo quella dei popoli asiatici può esserlo. Prima ho detto che imboccata l’uscita si ritorna al solito caos dell’India, ma non è esatto: i quartieri immediatamente adiacenti riflettono l’ordine e la pulizia del tempio d’oro e gli altoparlanti nelle strade fanno risuonare i bellissimi canti di preghiera in diretta.

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Il Golden Temple non è l’unico motivo per cui ho scelto di farmi 6 ore viaggio (partendo dal Maharashtra) e prendere due aerei. Volevo assolutamente raggiungere il confine pakistano per vedere la famosa cerimonia di chiusura. Basta chiedere un po’ in giro per farsi portare a Wagah, stipati insieme ad altre 5-6 persone in un van scalcinato che ha sicuramente visto giorni migliori – ovvero il modo standard di viaggiare in India. La cerimonia di chiusura del confine si svolge ogni giorno al tramonto e attira una folla incredibile che neanche Lady Gaga. Qui si dimenticano i rapporti non proprio idilliaci tra India e Pakistan e viene fuori lo smisurato orgoglio nazionalista di entrambi. Sembra di essere allo stadio: dagli spalti si “fa il tifo” per il proprio paese mentre i due eserciti si esibiscono in una danza militare scatenata, sfidandosi a vicenda, scalciando in aria e duellando a colpi di coreografie bollywoodiane. Mi sono ritrovata da sola, letteralmente nel bel mezzo del nulla, tra centinaia di indiani che urlavano “Hindustan” incitati da un presentatore esaltato. Mi sono sentita ai confini del mondo, fuori dal tempo. È stato stranissimo e incredibile. Le fila del Pakistan erano decisamente meno affollate e rumorose. Peccato non poter avere una visione “d’insieme” dello spettacolo: dagli spalti indiani si scorgeva a malapena l’esercito Pakistano.

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Il tutto è durato 30 minuti e si è concluso con le rispettive parti che hanno tirato giù le proprie bandiere. Mi incammino insieme alla folla: sono i miei ultimi giorni in India, ma penso che anche se ci rimanessi cent’anni non smetterei mai di stupirmi di quanta diversità possa esserci nei luoghi, nelle città, nelle persone.


Amritsar, inside the Sikh’s Golden Temple

 

Amritsar is off the beaten track in India: mainly because it’s far from the most popular destinations and because, except for the Golden Temple, there’s not much left to see. Amritsar is the Capital of Punjab province and the holy city of the Sikh, and it’s alike the rest of India: dirty, loud, crowded. The Golden Temple is the heart of the city and it’s unsettling how chaos disappears when you enter it. It’s really hard to describe with words how big is the difference between “in” and “out”. It’s like going from Sodom and Gomorrah to the Garden of Eden. Completely peaceful. I could stay there forever. That’s India: it makes you curse it 23 hours a day but then it gives you an hour of pure magic that leaves you breathless. Anyway, I found the Golden Temple to be quite simple and modest. It may compete with Delhi’s Akshardam regarding who has the most minimalist architecture.

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Akshadam, New Delhi
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Akshardham

 

The entrance is free, as it is for the museum and the cinema inside. Everything is ran by Sikh’s volunteers: welcoming visitors, cleaning, cooking. I was astonished by their kindness as several people approached me to say they were there to satisfy any doubt I may have about the temple or the Sikh religion. Informative brochures are available at the main gate for free as well. The most beautiful part is getting inside the Golden Temple – the line is quite long – but it’s absolutely worth it: you can admire priests making music and singing holy chants all day long. It was a fascinating and moving spectacle and I stayed there listening for a very long time, without being kicked out even thought there was a lot of people coming and going and a long line outside. I didn’t take any picture; I actually wanted to, but it didn’t feel right.

In front of the runaway that leads inside the temple there’s a canteen where anyone – be him/her a Sikh, hindu, tourist or not – can have a free meal prepared by the volunteers. The generosity of this religion is extraordinary, as only Asian people can be. Before I said that once you exit you experience Indian chaos again: it’s not quite true as the areas immediately around reflects the cleanliness and peace of the temple. In the streets speakers play the prayers chanted inside it. I found that amazing.

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Seeing the Golden Temple was not the only reason why I chose to travel for 6 hours (from Maharashtra) and take two planes. I also wanted to the see the ceremony  in Wagah, where every day Pakistan and Indian armies perform a weird spectacle at sunset, when closing the border. You can get there squeezed in a van that has certainly seen better days along with 5-6 indians – which is the standard way of traveling in India. There was a HUGE crowd, it looked like a lady Gaga’s concert. Here people forget about the not-very friendly relationship between Pakistan and India and you can experience the enormous nationalism of both parties. It’s like being at a football match: people cheer their own country while the two army challenge each other kicking the air and dancing bollywood-like coreographies. I was alone, literally in the middle of nowhere and among hundreds of Indians yelling “Hindustan”, incited by a passionate presenter. I felt like I was at the edge of the world, outside time and space. It was weird and magnificent. The Pakistan side was not as crowded and loud. It was a shame that you can’t have a full visual of both the armies: I could only see the Indian one.

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The ceremony lasts about 30 minutes and ends with the respective armies furling the flags. I walk away with the crowd: it’s my lasts days in India, but I think that even if stayed there for hundreds of years I would never stop getting surprised by the diversity one can encounter in places, cities, people.

6 risposte a "Amritsar, nel tempio d’oro dei Sikh"

  1. bellissimo! Ho sempre avuto (e continuo ad avere in parte) delle perplessità sull’India anche se poi, ogni volta che vedo le foto di chi ci e’ stato, dico a me stessa “va beh dai, anche io ci devo andare prima o poi..”. Prima o poi mi decidero’!

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