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Viaggio a Pechino – Prima parte

La prima cosa che ho visto a Pechino è stata Piazza Tian’anmen. Non credo si possa dare a parole un’idea di quanto enorme sia; davvero troppo per racchiuderla tutta in un solo sguardo (con i suoi 440 mila metri quadri è la piazza più grande del mondo). Persino il gigantesco ritratto di Mao che torreggia sulla porta d’accesso alla Città Proibita non sembra niente di che, a confronto della vastità che lo circonda. Per entrare a Tian’anmen bisogna fare la fila, esibire i documenti e passare una minuziosa perquisizione che fortunatamente ci è stata risparmiata in quanto turisti stranieri.

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A nord di Tian’anmen si entra nella città Proibita, mentre a sud si trova il Mausoleo con le spoglie di Mao Zedong. Nonostante sia aperto soltanto poche ore al giorno (chiude alle 12) è un’esperienza da fare assolutamente. All’interno è severamente proibito fotografare, in compenso è possibile comprare un fiore da deporre di fronte ad una gigantesca statua di Mao posta all’ingresso (e la gente lo fa). L’esperienza è surreale: fatta la fila vi sarà concesso soltanto qualche secondo per osservare Mao avvolto nella bandiera del Partito Comunista, giusto il tempo di circumnavigare la teca di vetro e rubare qualche sguardo fugace, ovviamente in religioso silenzio.

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Sapevo che non era consentito sostare a lungo, ma non immaginavo che il tutto avvenisse così velocemente. Ho avuto la sensazione che più che un modo per velocizzare la fila si volesse contribuire a enfatizzare l’aura “mitica” di Mao, nonostante si fosse di fronte alle sue spoglie mortali. L’effetto finisce una volta usciti, di fronte alle bancarelle che vendono ogni sorta di souvenir con la faccia del Presidente. Anche questa è la Cina: trovare l’opportunità in ogni cosa.

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Il primo pomeriggio a Pechino è stato impiegato per visitare il tempio del Cielo. Corri dall’altra parte della città, che alle 17 chiude (chissà perché a Pechino d’inverno non ci sono turisti!). Piccola premessa: se visitate la Capitale preparatevi a camminare. Tanto. Sempre. Fino allo sfinimento. Non tanto per gli spostamenti, ma perché i siti principali (la Città Proibita, il Palazzo d’Estate – per non parlare della Grande Muraglia – il Tempio del Cielo) sono immensi. Tornando a quest’ultimo, devo ammettere che mi ha un po’ deluso. Il parco circostante è piuttosto spoglio e l’attrazione principale è visibile soltanto da fuori. Si può solamente sbirciare l’interno, che è chiuso al pubblico. Considerata la sua fama mi aspettavo meglio, ma almeno abbiamo avuto la fortuna di visitarlo in una giornata di sole con un cielo limpidissimo.

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Alle 17 c’è stata la prima crisi esistenziale: che fare in una città dove le attrazioni principali chiudono prestissimo? La scelta è caduta sul mercato di Wangfujing, un posto pazzesco per provare lo street food di Pechino, che ha rimpiazzato il mercato notturno di Donghuamen, ora chiuso. Almeno così ho capito dalla spiegazione del tassista, accompagnata dal gesto di sniffare qualcosa. Non ho voluto indagare ulteriormente. Nel mercato di Wangfujing si trova qualsiasi cosa. E sì, anche gli insetti.

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No photo. Scusa signora venditrice

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Dalle foto non si vede, ma gli scorpioni sugli spiedini erano VIVI. C’era un tizio che li impilava simpaticamente sugli stecchini esposti.

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Ho provato dei dolcetti che tutto erano meno che dolci e bevuto il mio amato bubble tea (珍珠奶茶), con somma ilarità della venditrice che ha preso la mia ordinazione in cinese. Da Tian’anmen si arriva a Wangfujing in breve tempo e vale assolutamente il viaggio. Il mercato si snoda in una piccola via molto affollata ed è un’esperienza davvero unica, da affrontare senza preconcetti. Cibo e bevande di mille colori, forme e consistenze, da rimanere incantati a guardarli. Il paradiso degli instagrammer in pratica.

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Chiudo questo post discretamente chilometrico con il Beihai Park: uno dei più antichi giardini imperiali della Cina. Anche qui si cammina parecchio (che novità), essendo il parco immenso. Al centro sorge un lago che era quasi interamente ghiacciato (forse ho accennato che faceva leggermente freddo).

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Ho appreso che l’attività principale da svolgersi a Beihai è fotografare le anatre. Ma sul serio. C’erano centinaia di fotografi con delle attrezzature professionali e obiettivi incredibilmente potenti, tutti concentratissimi a fare foto ai pennuti, una cosa pazzesca da vedere, il cui senso mi sfugge. Nel dubbio, non me la sono sentita di essere da meno.

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E niente, volevo essere il più possibile sintetica ma non ci sono riuscita. Magari ci riprovo, resta ancora tanto da raccontare, ma non prometto niente.


My trip to Beijing – Part 1

The first thing that I saw in Beijing was Tian’anmen Square. Words cannot describe how huge it is; way too much to capture it all with a single glance (with its 440 thousand square meters it’s the biggest square in the world). Even the gigantic portrait of Mao Zedong, hung on the entrance to the Forbidden City, looks insignificant, compared with what surrounds it. To enter Tian’anmen you need to stand in a long queue, show your passport and go through a meticulous police search, which we were luckily spared, as foreigners.

North of Tian’anmen, you can enter in the Forbidden City, while heading south you encounter Mao Zedong Mausoleum, hosting his remains. It’s open only a few hours a day (closes at noon) but it’s not to be missed. Photos are strictly forbidden, but you can buy a flower that you can leave in front of a huge statue of the Chairman at the entrance (Chinese people did do that). It was an unreal experience: once entered, you are only given a bunch of seconds to look at Mao wrapped into a red Communist flag. It all happens really quickly, in total silence.

I knew that people are not allowed to stare for a long time, but I had no idea it could be so quick. I felt it was a way to emphasise Mao’s myth (despite it’s all about seeing his dead body), rather than a way to cut the waiting time in the line. Anyway, this effect fades once you exit and pass through the stalls selling any kind of object with Mao’s face on it. That’s (also) China: seizing every available opportunity.

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During our first afternoon we went seeing the Temple of Heaven. We had to run quickly towards the opposite side of Beijing as it closes at 5 pm (no wonders there are almost no tourists in winter!). Anyway, if you plan to visit Beijing be ready to walk. A lot. All the time. Until you’re exhausted. The main attractions (Temple of Heaven, the Forbidden City, Summer Palace and – no need to say – the Great Wall) are all huge. Going back to the Temple of Heaven, I must admit I was a bit disappointed. The park surrounding it is quite empty and not interesting and you can see the main building only from outside. The inside is off limits, you can just take a look from a fence. Considered how famous it is, I expected something better. At least we were lucky enough to visit it during a sunny day, with a clear blue sky.

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At 5 pm the first life crisis: what to do in a City where all the main touristic spots are closed, by that time? We chose to go to Wangfuijing market, a crazy place to try Beijing’s street food. It replaced Donghuamen night market, according to our rickshaw driver, which mimed a snorting activity while telling us that. I did not want to know more. At Wangfujing market you can find any kind of food. Yes, even insects.

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“No Photo”. Sorry mrs. vendor

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You can’t tell from the pics, but the scorpions were ALIVE. There was a guy who piled them on a skewer, with carelessness.

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I’ve bought some sweets which weren’t sweet at all and drank my beloved Bubble tea (珍珠奶茶). The lady vendor had a cheerfulness attack when hearing my order in Chinese. You can easily reach Wangfujing from Tian’anmen and I absolutely recommend it. The market is placed inside a narrow and crowded street and it’s a unique experience, to be done without any prejudice. Food and snacks come in all colours, shapes and textures and it’s a delight to look at it. No need to say, it’s the instagrammer’s heaven.

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I end this quite kilometric post with Beihai Park: one of the most ancient imperial garden of all China. Here you walk a lot (what a newness), as it is huge. In its center there’s a lake which was almost entirely frozen (maybe I mentioned that the weather was slightly cold).

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I’ve learnt that the main activity to be done in Beihai is taking pictures of the ducks. Seriously. There were hundreds of photographers with their professional equipment and cameras and everyone was highly concentrated on shooting, a crazy thing to look at whose meaning it’s mysterious to me. I did not want to be the outsider, anyway.

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I did not expect this post to be so long. I’ll try to make it shorter next time, but no promises.

 

6 risposte a "Viaggio a Pechino – Prima parte"

  1. No cazz, gli scorpioni vivi non ce la farei manco io! Ma poi li cuocevano? 😱😱😱!
    Comunque secondo me fotografavano le anatre per poi… ZAC, simpaticamente tirar loro il collo e farne gustose anatre alla Pechinese, per l’appunto! 😂😂😂! Secondo te e’ un fuck up se andiamo li per il Capodanno Cinese (o festa di primavera!)?😜

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    1. Non saprei, non ho visto coraggiosi mangiare spiedini di scorpione, comunque mi auguro di si!
      Ho sentito storie apocalittiche sul viaggiare in Cina durante il Capodanno Cinese, ma in fin dei conti… chissene, se ne avete l’opportunità andate! Io andrò a Shanghai e spero di riuscire a fare un salto anche a Suzhou.
      Magari aspettatevi un sacco di gente in giro e se volete vedere la Grande Muraglia scegliete una sezione meno “battuta”
      🙂

      Piace a 1 persona

      1. Alcuni colleghi del mio fidanzato ci hanno detto che nevica a Shanghai! Aiuto! Invece la mia app sulle condizioni della pollution in Cina mi dice che a Pechino si respira meglio! 😂😂😂! Adesso cerchiamo di capire quanto costano i voli! 😅

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