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Hong Kong: la cugina snob della Cina

È luglio da appena due giorni e mentre tutte le persone normali sognano il mare qui a Xi’an giustamente diluvia e fa freddo. E forse è meglio così visto le mie ferie sono giunte alla fine. Nei 7 giorni che la mia scuola mi ha magnanimamente concesso (ferie? Devi proprio prenderle ora?) sono stata ad Hong Kong, Macao e Guilin. Sono successe le seguenti cose:

  • Ho mangiato insetti per la prima volta.
  • Abbiamo partecipato, nostro malgrado, ad un viaggio di gruppo organizzato dove eravamo gli unici due stranieri. Un’esperienza che non ripeterò prima della pensione, o anche mai più.
  • Nello stesso tour abbiamo visitato per DUE ore un finto villaggio cinese ricostruito per i turisti, completo di  improbabili comparse impegnate in improbabili attività. Una brutta, brutta storia.
  • Ho camminato per le salite di Soho con tacco 9, per poi accasciarmi sul marciapiede a fine serata.
  • Sono andata in tre in motorino (to be continued).
  • A Yangshuo siamo stati inseguiti su due ruote da una signora cinese che voleva venderci una crociera sul fiume Li.
  • Abbiamo provato il peggior ristorante di Hong Kong corredato di cordialissimo servizio.

Dopo 9 mesi nella Cina continentale Hong Kong mi è sembrata un altro mondo. Si esce dal paese a tutti gli effetti passando la dogana; le sim cinesi non funzionano assolutamente e si usa un’altra valuta, lo yuan non viene accettato e tantomeno si può pagare con WeChat pay (ovvero col cellulare, una delle cose che amo di più della Cina); se poi fate tappa anche a Macao addio, un’altra valuta ancora, altri soldi da cambiare, altre imprecazioni ecc. Hong Kong non ha niente a che vedere con la mainland e ci tiene ad evidenziarlo. Hong Kong è la cugina snob della Cina.

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Col senno di poi quattro giorni scarsi non sono bastati a vedere un decimo della città. Siamo stati a Victoria Peak e ci siamo affacciati sul famosissimo skyline della città. Il panorama è impressionante come ci si aspetta.

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Abbiamo esplorato i mercati di Temple Street e il Ladies Market, veri e propri luoghi di perdizione. Il secondo giorno lasciamo il caos cittadino per visitare l’isola di Lantau: un posto che non si direbbe affatto distante da HK il tempo di una breve traversata in traghetto. A parte il fatto di essere enorme, Lantau è un’isola in larga parte selvaggia e incontaminata. Lungo la strada per arrivare alla statua gigante del Budda il nostro tassista ci ha tenuto a mostrarci il carcere di massima sicurezza dove scontano la pena  assassini e altri pericolosi criminali, racconto che ai miei occhi ha reso Lantau una specie di Shutter Island. Ad ogni modo, dopo nove mesi di vita in una metropoli nel bel mezzo della Cina non c’è bisogno di dire quanto ne abbia amato i paesaggi tropicali.

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In serata siamo rientrati e abbiamo esplorato la zona di Soho e le sue viuzze piene di bar che si inerpicano su salite esagerate.  Ci siamo finiti alla ricerca di un rinomatissimo ristorante cinese, famoso per servire carne di serpente. A parte la simpatia del cameriere che come minimo avrà sputato nel piatto per poi chiuderci praticamente dentro all’orario di chiusura, abbiamo constatato che la zuppa di rettile ha un odore immondo. Mi dicono che il sapore fosse quantomeno meglio, ma non credo vorrò appurarlo mai più. A parte questa maleodorante esperienza, abbiamo trangugiato dim sum in quantità anche se non ne esistono testimonianze fotografiche. Ammetto che mi dimentico di fare foto e oltretutto spesso e volentieri nemmeno ne ho voglia. Quindi niente immagini insta-fighe di Dim Sum graziosi e colorati.

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Una foto a caso presa da internet

L’ultimo giorno salpiamo alla volta di Macao, che forse avrei tranquillamente evitato per restare un giorno in più a Hong Kong. Appena arrivati siamo saliti su un autobus a caso (dal porto ne partono tantissimi per i vari hotel della città e sono tutti gratuiti), peccato che siamo finiti nella direzione sbagliata. Fatto un bel giro panoramico del meglio del kitsch di Macao, scoviamo il bus corretto e ci avventuriamo verso la parte vecchia della città.

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Un tipico esempio della modesta architettura di Macao

In pratica questa ex colonia portoghese è la patria dei Casinò, essendo l’unico luogo della Cina dove il gioco d’azzardo è legale. Il sobrio edificio che si vede in foto è l’hotel-casinò Grand Lisboa, altrettanto frugale al suo interno. Per dare un’idea, solo le sale da gioco occupano 4 piani con tanto di palco e spettacoli di lap dance. Non abbiamo voluto tentare la fortuna – ad ogni modo l’ingresso è libero e secondo me vale la pena farsi un giro per spirito di curiosità. Completamente diversa invece è  la Macao vecchia, che ricorda una città europea a caso, dove si trovano le famose rovine della cattedrale di San Paolo.

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L’ultimo giorno non ci è rimasto tempo per visitare nulla; il nostro treno per Guilin partiva dalla comodissima stazione Nord di Shenzhen, dato che non ho capito come diavolo prenotare un maledetto treno che partisse da Hong Kong; secondo Google bisognava andare di persona in qualche stazione, nemmeno fossimo negli anni ’70. Sono comunque rimasta il tempo di un caffè per conoscere Alessandra di risottogialloallacantonese che ormai è una Xiangangren doc (come si chiamano gli abitanti di Hong Kong, non chiedetemelo in italiano) – in barba alla morte della mia sim che mi ha isolato dal resto del mondo e alla tabella di marcia fittissima!

Per la prima parte del viaggio questo è quanto.

Stay tuned!

5 risposte a "Hong Kong: la cugina snob della Cina"

      1. Mi e’ piaciuto tantissimo il quartiere attorno al giardino del mandarino e tutto quello che e’ tipico cinese: lo street food, le biciclette, la gente contromano con lo scooter elettrico e le bambine che si fanno la foto con me perche’ sono tatuata e ho gli occhi grandi! 😂😂
        Devo rimettermi a studiare mandarino xke con la lingua la vedo difficile! 😬😬

        Mi piace

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