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Hua Shan 华山: camminare nel vuoto

Prima di decidermi ad andare a Hua Shan ho sempre oscillato tra il voglio farci trekking assolutamente” e il “nemmeno morta”, fin da quando ho visto le immagini su internet per la prima volta. Il monte Huà shān 华山 è facilmente raggiungibile da Xi’an: il treno impiega 30/40 minuti ed è talmente a portata di mano che se non fossi andata sapevo me ne sarei pentita. Considerata una delle cinque grandi montagne sacre della Cina la sua fama si deve ai suoi spaventosi percorsi, tipo la Plank Walk:

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Alla fine, dopo quasi un anno di vorrei ma… mi sono decisa ed è stata la cosa migliore che abbia mai fatto. Hua Shan è composto da 5 vette, impossibili da percorrere tutte in un solo giorno a meno di non utilizzare la funivia come abbiamo fatto noi. La salita è comunque incredibilmente impegnativa (milioni di scale!). Se andate con l’obiettivo di fare la Plank Walk che si trova sul picco sud evitare la funivia è una cazzata, perché ci vogliono ore per raggiungerla e a meno che non scaliate montagne ogni weekend sarebbe una fatica inutile. Vi servirà il pieno possesso delle vostre facoltà fisiche e mentali per camminare su una fila di assi di legno nel vuoto, senza contare che più tardi andate più la fila sarà spaventosa.

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D’estate il numero di turisti a Hua Shan è incredibile e l’unico modo per non aspettare un’eternità agli ingressi è essere lì prima di tutti. È la cosa più sensata soprattutto sulla Plank walk, considerato che può passarci un certo numero di persone alla volta. Una volta arrivati hanno registrato i nostri nomi e ci hanno consegnato l’imbracatura di sicurezza da agganciare a due cavi di metallo che correvano lungo la parete. Il primo tratto del percorso è costituito da una serie di scalini di ferro nella roccia, incredibilmente poco rassicuranti. Questi:

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Pensavo la parte peggiore del percorso fossero le assi di legno ma mi sono ricreduta arrivata qui, dove bisognava piantare un piede alla volta in buchi scavati all’interno della montagna. Non c’entra nemmeno tutto il piede.

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Il percorso, dove lo spazio è già limitato, è a doppio senso: mentre tu vai da una parte ci sono persone che procedono nella direzione opposta e nessuno a “dirigere” il traffico. Che ridere. Ciò significa che bisogna letteralmente scavalcare la gente, facendo passare i propri cavi di sicurezza sopra le loro teste, restando appoggiati su un piede soltanto mentre si passa esternamente. Questa è stata l’idea più difficile da digerire – ad ogni modo – fatto una volta svanisce la paura (vabbè dai, quasi). Ogni tot metri bisogna sganciarsi dal filo di sicurezza per attaccarlo al successivo, un gancio alla volta. Ho visto dei pazzi staccarli contemporaneamente (anche ad altri per, boh, risparmiare tempo?) restando per qualche secondo senza nessun tipo di protezione. Secondo voci non confermate a HuaShan si verificherebbero un centinaio di incidenti mortali ogni anno, chissà se è vero. Giusto due giorni prima della nostra gita un turista cinese è saltato intenzionalmente nel vuoto. Qualcuno mi ha girato l’immagine catturata dalle telecamere di sicurezza e sono stata “felice” di averla vista soltanto il giorno dopo, quando ero già rientrata.

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Il percorso sulla Plank Walk è molto breve (40m) ma ci vogliono 30-45 minuti per percorrerlo tutto in giornate affollate. Siamo stati tanto fortunati da trovare una giornata di sole splendente; in cima il tempo cambia rapidamente e quando le vette sono avvolte nella nebbia non si vede nulla. Oltretutto diventa impossibile fare il percorso in caso di pioggia. Il panorama, a più di 2 mila km da terra è incredibile (sì, bisogna guardare giù!). La cosa che più mi ha sorpreso è che lassù la paura diventa l’ultimo dei pensieri. Bisogna fare attenzione ai cavi, a dove si mettono i piedi, alle altre persone e non si ha altro per la testa che restare concentrati; soli con il proprio destino – letteralmente – nelle proprie mani. Una volta terminato il percorso si ha la sensazione grandiosa di poter fare qualsiasi cosa.

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I meno intrepidi possono comunque farsi scattare una foto con green screen alle spalle per avere un fotomontaggio sul precipizio (!).

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È stata l’avventura più bella della mia vita e sono felice di non essermela persa.

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