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Tre giorni di stupore a Bangkok

La mia prima tappa in Thailandia è stata a Bangkok. Non sapevo bene cosa aspettarmi se non una città enorme e caotica, insomma la tipica metropoli asiatica che già so avrei amato. L’idea per questa vacanza era anche un po’ rilassarsi, infatti è finita che ho camminato dalla mattina alla sera. Non sono riuscita a farne a meno, c’era troppo da vedere.

Nonostante fossi arrivata in piena notte, la mattina dopo ero già in piedi pronta a dedicare la mattinata ai templi. Il primo è stato il Grande Palazzo Reale e il tempio con la statua del Budda di smeraldo. Ci si arriva facilmente via traghetto, che è comodo per spostarsi lungo il fiume Chao Phraya. In generale i mezzi pubblici sono ben organizzati. Io ho usato tutto: traghetto, Skytrain, metro, autobus. Ho preso il taxi una volta sola che ero stremata, ma in metro ci avrei messo molto meno. Comunque, dopo aver passato quasi due anni tra India e Cina e aver visto qualcosa come mezzo milione di templi buddisti non mi aspettavo di rimanere troppo impressionata. E invece. Il Palazzo Reale è un complesso di edifici talmente bello – soprattutto sobrio – che le foto non gli rendono assolutamente giustizia.

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L’unico neo è che quando sono arrivata avevano finito le audioguide. In effetti c’era una folla non indifferente. Una volta varcata la soglia tutto è meraviglioso; non ho mai visto una cosa del genere: statue enormi, oro a profusione, colori sgargianti e dettagli elaboratissimi. Davvero non si sa dove guardare, dove dirigersi, cosa fotografare, tanta è la bellezza di questo posto.

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Per riprendere le forze sono andata a mangiare il primo di una lunga serie di Pad Thai; buono, nonostante il ristorante fosse in un’area piuttosto turistica. Ripreso il traghetto sono andata a visitare i templi di Wat Pho, che ospita un immenso Buddha d’oro disteso e Wat Arun.

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Wat Arun contava decisamente meno visitatori rispetto al Palazzo Reale e non capisco perché. È stata una delle mie cose preferite di Bangkok con i suoi colori sgargianti, i dettagli esuberanti e le guglie altissime. In tutti i templi in Thailandia è richiesto di coprire spalle e gambe con abiti adeguati o con un sarong (ne vendono di talmente belli che alla fine vorrete comprarne uno).

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Il pomeriggio mi sono avventurata nella famosa Chinatown, che forse è stata la cosa di Bangkok che mi è piaciuta meno. Io davvero non ho capito a cosa si deve la fama di questo quartiere, ma forse sono io che sono arrivata troppo presto per godermi l’atmosfera del mercato serale.

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A questo punto ero in giro da 8 ore con molte meno di sonno alle spalle, e sarà stata l’adrenalina ma non ero nemmeno così stanca. E quindi via verso Kao San Road, una strada lunga appena un chilometro resa nota dal film The Beach. Era esattamente come immaginavo fosse: moltissimi locali, bar, tattoo shop, backpackers ovunque. Qui ho beccato il primo vero acquazzone della giornata (stagione dei monsoni), durato pochi minuti per fortuna. Ho cenato nei paraggi provando la tom yam, una zuppa piccante con gamberi e verdure che non mi ha entusiasmato, ma lì ho proprio sbagliato io, sarei dovuta spostarmi in una zona meno affollata. Comunque non ho mai davvero mangiato male; ovunque è tendenzialmente tutto buono, anche nei posti che ti servono cibo thai ed europeo insieme, dove mi hanno portata più che altro la pigrizia e la stanchezza estrema.

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Itinerario del primo giorno

Il secondo giorno ho fatto una gita ad Ayutthaya, l’antica capitale thailandese dal nome impronunciabile, su cui scriverò un post a parte. L’ultimo giorno è stato dedicato alle cose serie: shopping e massaggio Thai. Premessa: andare a Bangkok al di fuori del weekend è un enorme sbaglio. Non fatelo. Vi perdereste il Chatuchak market, il bazar più grande del sud-est asiatico aperto soltanto nel weekend (e il venerdì sera). Io avevo aspettative altissime perché me ne avevano parlato benissimo e sono andata presto (ma non troppo, apre alle 10) con l’intenzione di passarci almeno mezza giornata. Ed è stato fantastico: si trova di tutto, ogni cosa si possa immaginare a Chatuchak c’è e probabilmente costa pochissimo.

Si può contrattare e generalmente otterrete un buon prezzo facilmente. Insomma, finanziariamente sarebbe potuta essere una strage, ma mi sono contenuta. Ho preso solo cose assolutamente essenziali, tipo un’indispensabile custodia per passaporto come le vere travel blogger, tè matcha in polvere, bikini come lo cercavo da una vita senza trovarlo mai, regalo bellissimo al fidanzato (che non ho fotografato), portamonete con elefanti presa dalla disperazione di possedere monetine di almeno 6 stati diversi, bracciali vari con elefanti, sarong con elefanti, e così via.

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A differenza di molti mercati famosi in Asia e non, a Chatuchak si possono trovare cose veramente molto belle e originali, ed è enorme come dicono. Per dire, io ci ho passato mezza giornata e sono andata via solo perché avevo l’aereo per Phuket, ma sarei rimasta tutto il giorno per vedere altre sezioni (ci sono in vendita anche animali esotici, da qualche parte). Chatuchak batte tutti mercati in cui sia mai stata: dal Grand Bazaar di Istanbul a quelli di Hong Kong. Ovviamente non poteva mancare la sezione dedicata al cibo: ci sono tantissime bancarelle che vendono snack, Mango Sticky rice (non saprei davvero come tradurlo, mango con riso appiccicoso? Boh) e anche ristoranti all’interno del mercato. Seguendo i consigli di Google sono andata a mangiare da Toh Plue. Ho ordinato riso con pollo, ananas e anacardi servito direttamente dentro un ananas. Devo dire che ero scettica perché non amo i sapori agrodolci. La cameriera mi ha chiesto da dove venissi per poi servirmi un ananas intero con la bandierina dell’Irlanda sopra. Mi resterà per sempre il dubbio se abbia capito male o semplicemente in mancanza di quella giusta abbiano ripiegato sulla bandiera irlandese, che alla fine coi colori siamo lì.

Ad ogni modo, era buonissimo, una delle cose migliori mangiate durate il viaggio. Prima di lasciare Bangkok ho provato il massaggio thai. L’ho fatto vicino Silom Road perché era la zona dove si trovava il mio ostello, scegliendo uno studio con massaggiatori ciechi. Il massaggio thailandese non è esattamente famoso per essere rilassante. Dove l’ho fatto io si poteva scegliere il tipo di pressione: soft, media o più pesante. Non sapendo bene cosa aspettarmi ho scelto quella soft e l’ho trovata troppo leggera, difatti quando sono andata la seconda volta a Phuket l’ho “sentito” decisamente di più. Comunque, è tutto un tirare, premere (con mani, dita, ginocchia, gomiti), far scricchiolare le articolazioni e questo perché la cultura thai considera il massaggio come una vera e propria terapia e non semplicemente un vezzo per rilassarsi.

Sempre a Silom ho scoperto esserci una delle tante vie a luci rosse di Bangkok, Patpong, che era praticamente a 300 metri da dove alloggiavo. Questa cosa mi ha colpito perché non ci avevo assolutamente fatto caso né me lo sarei aspettato. Ovviamente mi sono incuriosita e sono andata, più che altro perché avevo letto che attira più curiosi che gente in cerca di emozioni forti, ma era abbastanza presto e non c’era granché da vedere, se non qualche locale di strip club con le porte aperte per soddisfare il voyeurismo dei passanti e tantissimi acchiappaturisti sulla porta che proponevano show femminili – o maschili a seconda dei casi (molto democratici, almeno).

Per Bangkok questo è quanto. Sono stati davvero tre giorni pieni. Sapevo quanto fosse una metropoli enorme e piena di sfaccettature, ma sono comunque rimasta sopraffatta in modo positivo. Col senno di poi, è stata una buona idea visitarla prima di Phuket, che mi ha dato modo di rilassarmi e assimilare quello che avevo visto. Ma per evitare di scrivere l’ultima edizione della Lonely Planet, ve ne parlo alla prossima puntata.



 

 

Three astonishing days in Bangkok

 

My very first stop in Thailand was Bangkok. I expected a huge and chaotic city, the typical Asian metropolis that I already knew I would have loved. The plan for this holiday was also to relax a little bit, and in fact I walked from morning until the evening. I couldn’t help myself, there was too much to see.

Although I had arrived in the middle of the night, I was ready to spend my day visiting the temples early on the next morning. So I headed to the Grand Palace and the Temple of the Emerald Buddha. You can get there easily by ferry, which is convenient to move along the Chao Phraya river. Overall, public transportation is well organized. I used everything: ferry, Skytrain, metro, bus. I took the taxi only once, when I was exhausted, but it was way slower than the subway. However, after spending nearly two years between India and China and seeing something like half a million Buddhist temples, I did not expect to be too impressed. I was wrong. The Royal Palace is so beautiful – and modest – that the photos can’t possibly do the place justice.

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When I arrived they had no more audioguides. Shame. In fact it was quite crowded. Once you have entered everything looks wonderful; I’ve never seen such a thing: huge statues, lavish gold, bright colors and elaborate details. You really do not know where to look, where to go, what to photograph, such vast is the beauty of this place.

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After the visit I went eating the first of many Pad Thai, which was good, despite the restaurant being in a touristy area. I stepped on the ferry again and went to visit Wat Arun and Wat Pho, home of an immense Golden lying Buddha.

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Wat Arun had fewer visitors than the Royal Palace and I do not understand why. It was one of my favorite spot in Bangkok with its bright colors, exuberant details and very high spiers. Like every temple in Thailand, it is required that visitors cover their shoulders and legs with appropriate clothes or with a sarong (they sell such beautiful ones that you will eventually want to buy it).

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In the afternoon I ventured into the famous Chinatown area, which was probably the thing in Bangkok that I liked the least. I really do not understand what all the hype is about, but maybe I just arrived too early to enjoy the atmosphere of the Night Market.

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At this point I had been wandering for 8 hours having had much less sleep, but probably due to the adrenaline I was not even tired. So I took a tuk tuk to Khao San, a road just a mile long, famous thanks to the Danny Boyle’s movie The Beach. It was exactly as I imagined it: lots of clubs, bars, tattoo shops and backpackers everywhere. Here, I was surprised by the first real downpour of the day (it was the monsoon season afterall), which only lasted a few minutes thankfully. I had dinner around here trying tom yam, a spicy soup with prawns and vegetables that did not excite me, but I guess it was my fault, I should have moved to a less crowded area. However, I never really ate badly; everywhere it is basically all good, even in places that serve Thai and European food together, where I ate on those occasions when laziness and extreme fatigue took over.

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Itinerary of the first day

On the second day I took a trip to Ayutthaya, the ancient Thai capital with an unpronounceable name, but I’ll write about it in another post. The last day was dedicated to the very serious things: shopping and Thai massage. Important note: going to Bangkok and not staying during the weekend is a huge mistake. Do not do it. You will miss Chatuchak market, the largest bazaar in Southeast Asia, open only on weekends (and Friday nights). I had high expectations because they told me very nice things and I went early (but not too much, opens at 10) with the intention of spending at least half a day there. And it was fantastic: you can find everything, not to mention that it’s probably very inexpensive too. Even if you’re not a huge shopping fan, you’ll like it for its diversity.

You can bargain and generally you’ll get a good price easily. At this point you can imagine how it could have ended as a financial disaster, but I contained myself. I bought only essential things, such as an indispensable passport case like a real travel blogger, Matcha tea powder, a bikini with a style I’ve been looking for a lifetime, a gorgeous gift for the boyfriend (not in the pic), purse with elephants (out of desperation to possess coins of at least 6 different states), various bracelets with elephants, sarongs with elephants, and so on.

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Unlike many famous markets in Asia, in Chatuchak you can find really beautiful and original stuff, and it’s as huge as they say. I’ve spent half a day there and I only left because I had to take a plane to Phuket, but I would have stayed all day to see other sections (there are also exotic animals for sale, somewhere). Chatuchak beats all the markets I’ve been to: from the Grand Bazaar in Istanbul to those in Hong Kong. Of course, the food section is not to be missed too: there are lots of stalls selling snacks, Mango Sticky rice and even restaurants inside the market. I had lunch at Toh Plue’s. I ordered rice with chicken, pineapple and cashew nuts served directly inside an empty pineapple. I must say that I was skeptical because I do not like sweet and sour flavors together. The waitress asked me where I came from and then served me a whole pineapple with a small Irish flag on it. I will always have the doubt whether she misunderstood or simply, in the absence of the right one, they shifted to the Irish flag. Close enough, anyway.

The rice was truly tasty, one of the best things I’ve eaten during the trip. Before leaving Bangkok I tried a Thai massage. I did it near Silom Road because that was the area where my hostel was, choosing a studio with blind therapists. Thai massage is not exactly famous for being relaxing. However, I could choose the type of pressure I wanted: soft, medium or hard. Not knowing what to expect, I chose the soft one and I found it too light for me, in fact, when I did a second massage in Phuket I “felt” it definitely more. Anyway, it’s all about pulling, pressing (with hands, fingers, knees, elbows) and stretching, and this is because Thai culture considers massage as a real therapy and not simply a way to get pampered.

Still in Silom area, I discovered there was one of the many red light streets of Bangkok, Patpong, which was practically 300 meters from where I was staying. It surprised me because I had not really noticed it, nor did I expect it. Of course I was intrigued and I went to see what the buzz is about, mostly because I had read that the place attracts more curious wanderers than people looking for actual sex, but it was too early and there was not much to see, just a bunch of strip clubs with open doors satisfying the voyeurism of the curious ones and lots of club employees on the door offering women’s shows – or men’s, depending on the client (very democratic, at least).

For Bangkok this is pretty much it. I really had a blast. I was positively overwhelmed. Looking back, it was a good idea to visit it before Phuket, so I had the opportunity to relax and assimilate what I had seen. In order to avoid writing the next Lonely Planet travel guide, I’ll tell you about it next time.

 

 

 

 

 

2 risposte a "Tre giorni di stupore a Bangkok"

    1. Secondo me, insieme alla Corea del Sud, è il posto più semplice da vedere per chi è di base in Cina; i collegamenti sono comodissimi (sicuramente anche da Shanghai) ed è proprio per questo motivo che l’ho scelta. Conta che i cinesi sono i turisti più numerosi!

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