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Phuket, un’isola da film

Dopo 12 mesi nella Cina continentale e a 1200 km dal mare era tempo di vedere di nuovo la spiaggia. E così la seconda parte del mio viaggio è stata a Phuket, l’isola più grande della Thailandia. Prima di partire mi sono trovata ad affrontare due dilemmi: il meteo e l’alloggio. Ottobre è l’ultimo mese della stagione monsonica e non c’è stato verso di capire se stavo rischiando di passare il tempo a fissare il soffitto dell’hotel. Quindi ho incrociato le dita e fortunatamente c’è sempre stato il sole, a parte la prima mattina. Il mio albergo era vicino Kata beach. Volevo evitare la calca di Patong, la zona della movida e dei party, ma poter essere comunque in spiaggia a sorseggiare latte di cocco nel giro di 5 minuti.

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Per quanto riguarda le spiagge: quelle sabbiose si trovano tutte sul lungomare occidentale di Phuket. Oltre a Kata, sono stata a Karon beach. Belle, bellissime: sabbia dorata, acqua trasparente, pochi turisti, (bassa stagione). Insomma, il paradiso. Sarei potuta restarci mesi. Karon beach rimane la mia preferita. È enorme, immagino non sia difficile trovare un posto dove stendere l’asciugamano anche nei momenti più affollati dell’anno.

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Da Phuket partono ogni giorno traghetti che permettono di esplorare posti incredibili. Ero indecisa se fare un’escursione alle isole Phi Phi e vedere la famosa spiaggia di The Beach (che però è parzialmente chiusa ai turisti) o a Phang Nga Bay, dove invece hanno girato James Bond: l’uomo dalla pistola d’oro. Alla fine ho scelto quest’ultima. La differenza principale è che a Phang Nga Bay non ci sono spiagge, ma delle due è quella che secondo me ha i paesaggi più particolari. Io mi sono unita ad uno dei tanti tour in cui ci si spostava da un’isola all’altra in barca, che poi è anche l’unico modo. Sono stata in kayak in una laguna e ho visto scenari che pensavo esistessero solo nei film. Non riuscivo a credere di essere davvero lì, circondata solo dal mare e da formazioni rocciose che sfidano la forza di gravità, a godermi paesaggi da cartolina. Non riesco a immaginare un posto più incontaminato e lontano dalla civiltà: solo una manciata di turisti in kayak, le nostre guide thailandesi e lo spettacolo naturale.

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Al contrario, l’isola di James Bond (Khao Phing Kan), era più affollata, ma non meno stupefacente. La principale (e unica) attrazione è la roccia a strapiombo sul mare, quella per niente famosa.

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La pausa pranzo è stata sull’isola di Paynee, un villaggio musulmano che galleggia in mezzo al mare, un posto pazzesco costruito 200 anni fa dove non c’è davvero terraferma, tutto si adagia su palafitte. Perché scegliere di vivere in un’isoletta artificiale in mezzo al mare delle Andamane? Bella domanda. Circa 1.500 persone ci abitano stabilmente, una comunità musulmana che lavora quasi esclusivamente coi turisti (l’unica altra attività è la pesca). A Koh Panyee ci sono una scuola, una moschea, una clinica e una miriade di bancarelle che vendono souvenir e si stendono nelle labirintiche vie del villaggio. Dal momento che i residenti sono musulmani, viene sconsigliato di indossare il bikini in giro per l’isola.

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Koh Paynee dall’alto (foto da Google)

La tappa successiva è stata Hong island e la spiaggia delle scimmie, che quel pomeriggio si erano rintanate chissà dove. L’unico animale avvistato è stato uno strano pesce che saltava sull’acqua, che ci ha fatto notare dalla nostra guida e a cui altrimenti non avremmo fatto caso.

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Sull’isola di Naka una coppia di turisti di Pechino, dopo avermi chiesto un selfie insieme, ha poi insistito per farmi decine di foto con la mia macchina fotografica. Mi hanno suggerito come mettermi in posa. Premetto che in Cina quella di farsi servizi fotografici professionali (spesso indossando costumi tradizionali) è una vera e propria mania collettiva. E quindi grazie ai due sconosciuti per i miei 5 minuti da modella. Poi però ho dovuto fermarli perché temo sarebbero andati avanti per sempre.

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Altri posti visitati che meritano una menzione: la città di Phuket. La prima volta sono stata al mercato notturno appena fuori città. La varietà di cibo in vendita è impressionante: sushi, pesce fresco, dolci di ogni tipo, cibo cinese ecc. Si trovano anche molti abiti usati (e nuovi) a prezzi ridicoli e souvenir di ogni genere. Un enorme sì anche ai ristoranti di pesce e ai massaggi thai che costano pochi euro.

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Sono poi tornata a Phuket città una seconda volta per vederne il centro storico, famoso per l’architettura coloniale di influenza portoghese. Se potessi non lo rifarei; una pessima, pessima idea. Era tutto chiuso e le strade deserte. Non so, mi aspettavo una città vivace, essendo pur sempre sul mare. Sono stata sfortunata? Colpa dei monsoni? Chi può dirlo. Persino trovare un taxi per tornare al mio hotel è stato difficile. Per me, un grande NO.

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Altre cose di Phuket che per me sono state un big NO: il traffico e gli spostamenti in taxi, che poi sono collegate tra loro. A Phuket è difficile spostarsi perché le poche strade sono congestionate e i taxi costano cari, il che rende la vita difficile ai viaggiatori solitari che non sappiano guidare il motorino: il mezzo migliore (ammesso che non via dia noia la guida a destra e le non-regole stradali in Asia). A parte questo, è stato un viaggio tanto meraviglioso per cui anche a distanza di tempo trovo difficile trovare le parole. Appena atterrata l’ansia dell’ignoto e di essere sola è sparita ed è stata una delle vacanze più belle mai fatte. Anche se non era certo il primo viaggio da sola è stato il primo “grande” viaggio da sola. Penso che potrei parlare della Thailandia per sempre, se non per tenere vivo il ricordo di questa vacanza. L’ultimo giorno non mi sarei più scollata dalla sdraio, ma mi è proprio toccato tornare. A lavoro, alle lezioni di mandarino e all’autunno cinese. Che poi non è male, ma dopo una settimana in infradito vorrei vedere chiunque.

Molto meglio contare i giorni che mi separano dalle prossime vacanze.

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Phuket, Hollywood’s island

After living 12 months in Mainland China, 1200 km far from the sea it was the right time to head to the beach. So the second part of my trip was in Phuket, the biggest island in Thailand. While booking, I found myself facing two problems: the weather and where to stay. October is the last month of the monsoon season and there was no way to understand if I was risking to stay in my hotel all the time. So I crossed my fingers and luckily it was always sunny, except for the first morning. My hotel was near Kata beach. I wanted to avoid the crowd of Patong, the nightlife area with the wild parties, but still be able to be on the beach sipping coconut milk within 5 minutes.

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The sandy beaches are all located on the west coast. I’ve been to Kata and Karon beach. Both amazing: golden sand, blue water, few tourists (low season); a heavenly place. I could easily stay for months. Karon beach was the best one: it’s huge and I guess it’s easy to find a spot even in the peak months.

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Daily ferries leave from Phuket to incredible places. I was unsure whether to take a trip to the famous Phi Phi islands and see The Beach‘s beach, from the movie with Leonardo DiCaprio (which is now partially closed to tourists) or Phang Nga Bay, where they shot James Bond: the man with the Golden Gun. I chose the latter. The main difference is that in Phang Nga Bay there are no beaches, but this is the one that has the most particular landscapes, to me. I joined one of the many island hopping tours, which is also the only way. I was kayaking in a lagoon and I saw scenarios that I thought only existed in the movies. I could not believe I was actually there, just a few kayaks, our Thai guides and the natural wonders.

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The “James Bond island” (Khao Phing Kan), was far more crowded, but no less amazing. The main (and only) attraction is the limestone, thin rock rising from the sea, you may recognize it from the thousand of pictures from the internet.

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We had our lunch break on Paynee island, a floating Muslim village in the middle of the sea, a crazy place 200 years old where there is not really mainland, everything is built on stilts. Why choose to live in an artificial island in the Andaman sea? I’d really like to know. About 1.500 people live there permanently, an entirely Muslim community that works almost exclusively with tourists (the only other business is fishing). In Koh Panyee there is a school, a mosque, a clinic and a myriad of stalls selling souvenirs in the labyrinth formed by the streets of the village. Since the residents are Muslims, you are  recommended not to wear a bikini while on the island.

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Afterwards, we headed to Hong island, famous for the monkey beach, but we could see none. The only animal we spotted was a strange fish hopping on the water’s surface. Our  thai guide let us notice it, otherwise we’d probably miss it.

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While spending the afternoon on Naka island, a couple of Chinese tourists from Beijing asked me for a selfie together, then insisted on making dozens of photos of me alone, with my camera. They even suggested me how to pose. I have to say that in China, professional photography (often wearing traditional costumes) is a collective mania. And so, thanks to the two strangers I had my 5 minutes playing a model. But I had to stop them eventually, because I feared they could go on forever.

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Other places I visited deserving a mention: Phuket town. The first time I didn’t really see the city, I went at the night market just outside it instead. The variety of food for sale is impressive: sushi, fresh fish, tons of sweets and fruit, Chinese food etc. Go hungry. There are also many used (and new) clothes at ridiculous prices and any souvenir you can think about.

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I came back a second time to see the Old town and its colonial architecture, only to find a desert city. Not what I expected. Was it bad luck? Was it because of the monsoon season? Who knows. Even finding a cab to get back to my hotel was hard.

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Other Phuket stuff that were a big NO for me: traffic and taxi fares. There’s plenty of the first and cabs are expensive, which makes life difficult for solitary travellers who can’t drive a scooter, the best way to move around (assuming that driving on the right and non-existing traffic rules does not bother you). Apart from this, it was such a wonderful journey I still struggle to find the right words. As soon as I landed the anxiety of the unknown and of being alone faded  and it has been one of the most beautiful holidays. Although it was certainly not the first trip alone, it was the first “big” trip alone. I feel I could talk about Thailand forever, even just to keep alive the memory of this holiday. On the last day I didn’t want to leave the beach, but I really had to come back. To work, to Mandarin classes and to Chinese autumn. Which is not that bad, but after spending a week in flip flops I challenge you.

Better start counting the days to the next holidays.

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2 risposte a "Phuket, un’isola da film"

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