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Ayutthaya, viaggio nell’antica capitale thailandese

Appena usciti da Bangkok il paesaggio cambia. Ai confini di una città già immensa si affacciano enormi cantieri che un giorno saranno nuovi quartieri residenziali. Lentamente i grattacieli lasciano spazio a distese di campi verdi e aree rurali, un aspetto della Thailandia con cui entro in contatto per la prima volta. Ottacinque chilometri dopo arriviamo ad Ayutthaya, antica capitale thailandese. Difficile immaginare che una volta questa sia stata la città più grande al mondo, persino più vasta di Bangkok. Quel che ne rimane, dopo la distruzione dell’esercito birmano nel 1767, sono le rovine degli antichi templi buddisti. La città, invece, non fu più ricostruita.

La prima tappa del tour è stato il palazzo Bang Pa-In, ex-residenza dei re thailandesi, ristrutturato in stile europeo dopo il saccheggio. In realtà c’è un mix di stili che spazia tra cinese, thai, indù e occidentale, insomma un po’ di tutto. Devo essere sincera, a me non è sembrato niente di che. Gli edifici sono chiusi al pubblico e non è possibile visitare gli interni. Fossi stata da sola invece che in gruppo, non penso sarei andata.

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Ho affogato dunque la mia delusione nel cibo al mercato galleggiante di Ayutthaya. Stravince su tutto una specie di budino al cocco servito in una foglia di boh, banana? Il mercato non è autentico come i famosi floating market di Bangkok, ma è stato ricostruito appositamente per i turisti, principalmente per quelli thailandesi.

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Ma arriviamo all’attrazione principale di Ayutthaya: i templi. I templi thailandesi sono i più belli che abbia visto finora. Quelli di Ayutthaya sono meno colorati e sfarzosi di quelli di Bangkok (in parte a causa della devastazione birmana), ma non sono assolutamente da meno. Sulla strada che porta a Wat Mahathat (“Wat” significa tempio in thailandese) la nostra guida cino-thailandese ci spiega le tre “regole” importanti per ogni buddista: dire buone parole, pensare buoni pensieri, fare buone azioni. Per qualche motivo questo mantra mi rimarrà impresso per tutta la vacanza. In fondo è facile sentirsi in pace col mondo in un paese dove si è circondati di persone che ti sorridono e ti trattano con gentilezza in ogni occasione. L’attrazione più famosa di Wat Mahathat è la testa del Buddha incastonata tra le radici di un albero di bodhi. Secondo la leggenda, la testa caduta da una statua si posò ai piedi dell’arbusto, che l’ha accolta e conservata nel tempo tra le sue radici.

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A molte statue del Buddha nei siti archeologici manca la testa. La guida ci spiega che era usanza dei contadini tagliarle per rivendere al mercato, in tempi di necessità. Wat Phra Si Sanphet è uno dei siti secondo me più belli, il più grande e importante dell’area. Le tre maestose stupa contengono le ceneri di diversi regnanti e il loro magnifico stile è stato poi replicato in altri templi del paese. Una statua del Buddha alta 16 metri non è sopravvissuta agli incendi appiccati dall’esercito birmano, che ne hanno sciolto lo strato d’oro che la ricopriva danneggiandola irreparabilmente.

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Il più surreale di tutti i siti è forse quello di Wat Lokayasutharam, vale a dire un gigantesco Buddha disteso che sorge in un campo in mezzo al nulla, mezzo allagato per le piogge monsoniche.

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Ancora più surreale è stata la crociera in barca al tramonto con vista sui templi. Il cielo coperto non ha rovinato il paesaggio. Ayutthaya offre una pace e un silenzio che non ti aspetti dopo il caos delle strade di Bangkok. Trovarsi a navigare sulle sponde del fiume, cercando di immaginare come potesse essere quella che, si racconta, fu un tempo una delle città più belle al mondo, è un’esperienza incredibile. Nella mia testa le immagini di Ayutthaya, e della Thailandia in generale, sono ancora vivide come se fossi tornata ieri, una cosa che mi succede raramente dopo un viaggio, specialmente quando bisogna tornare alla solita routine.

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Ceniamo al mercato notturno di Ayutthaya prima di rientrare.

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Torno nel quartiere del mio ostello tra la folla dei mercati notturni, con quella nostalgia che ti lasciano i luoghi unici al mondo.


Ayutthaya, a trip to the ancient Thai Capital

When leaving Bangkok, the landscape changes. Right outside an already immense city there are huge construction sites that will one day be new residential neighbourhoods. Slowly, the skyscrapers disappear in favour of green fields and rural areas, a sight of Thailand which I experience for the first time. Eighty-five km later we arrive in Ayutthaya, the ancient Thai Capital. It is hard to imagine that this was once the largest city in the world, even bigger than Bangkok, and one of the most beautiful. Today, what remains after the destruction of the Burmese army in 1767, are just the ruins of the ancient Buddhist temples. The city was no longer rebuilt.

The first stop of our tour was the Bang Pa-In Palace, former residence of the Thai kings, which was renovated with a European style after the raids. There’s actually a mix of styles: Chinese, Hindu and Western, a bit of everything. I must be honest, it didn’t make a big impression. The buildings are closed to the public and it is not possible to visit the interiors. If I had gone alone instead than with a group, I wouldn’t visit it.

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Then it was time to get a taste of Ayutthaya’s food in the city floating market. My favourite snack was a kind of coconut pudding wrapped in what I suppose was a banana leaf. The market is not authentic as the many famous floating markets around Bangkok, in fact it has been built specifically for tourists, mainly for the Thais.

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After enjoying the local delicacies it was time to see a few scenic spots. The Thai temples are the most beautiful I’ve seen so far. The ones in Ayutthaya are less colorful and glitzy than those in Bangkok (partly because of the Burmese devastation), but they are absolutely not less amazing. On the way to Wat Mahathat (“Wat” means temple in Thai) our Thai-Chinese guide explained the three important “rules” for every Buddhist: say good words, think good thoughts, do good deeds. For some reason this mantra will remain impressed in my mind for the whole holiday. After all, it is easy to be at ease with the world in Thailand, where you are surrounded by always-smiling and kind people. The most famous attraction of Wat Mahathat is the head of the Buddha stuck among the roots of a bodhi tree. According to the legend, the head fell from a statue under the shrub, which has welcomed and preserved it inside its roots since today.

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Many of the Buddha’s statues lack the head. Our guide explained why: the local farmers used to cut them off and sell them, out of need. Wat Phra Si Sanphet is one of the most beautiful sites, the largest and most important in the area and was my favourite. The three majestic stupas contain the ashes of several thai kings and their magnificent style was later replicated in other temples in the country. A 16-meter-tall statue of the Buddha did not survive the fires set by the Burmese army, which dissolved its golden cover and damaged it permanently.

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The most surreal of all the sites is perhaps that of Wat Lokayasutharam, with its gigantic reclining Buddha lying in a field in the middle of nowhere, half flooded because of the monsoon rains.

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Even more surreal was the sunset boat cruise. The overcast weather did not ruin it. Ayutthaya offers a peaceful and silent atmosphere that is very welcomed after the chaos of Bangkok. Surfing on the banks of the river, trying to imagine how this city – said to have once been one of the most beautiful in the world – was in the past times, is an incredible experience. In my mind the images of Ayutthaya, and those of Thailand in general, are still vivid as if I had just returned.

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We had dinner at the night market before going back to Bangkok.

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I got back to the crowded Silom road, where my hostel is, with that sense of nostalgia that only unique places in the world can give you.

 

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