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Pechino bis: il mercato della Seta

La scorsa settimana ho deciso che non avevo voglia di passare il weekend a casa senza programmi e così ho fatto il biglietto per andare due giorni a Pechino. Come previsto mi sono presa il gelo, anche se meno rispetto allo scorso gennaio, quando i laghi erano completamente ghiacciati, ma insomma, lo scopo principale stavolta era fare shopping (e anche un po’ mangiare l’anatra alla pechinese). Sì, lo so che non c’è bisogno di farsi 1000 chilometri e più, ma io avevo un obiettivo ben preciso: il mercato della Seta – 秀水市场.

Questo luogo di perdizione che una volta era all’aperto è famoso principalmente per due ragioni, a dispetto del nome: i falsi di medio/alta qualità e l’assenza di cartellini dei prezzi. È d’obbligo contrattare. Ci sono 7 piani che vendono di tutto: abbigliamento, scarpe, accessori, gioielli, borse “firmate”, elettronica (da evitare, manco a dirlo), giocattoli e potenzialmente qualsiasi cosa vi venga in mente. All’ultimo piano si realizzano abiti su misura.

Oltre a questo, avevo letto che i venditori sono generalmente aggressivi e i prezzi esagerati e quindi sono andata preparata come si va alla guerra. Avevo una lista di cose che volevo comprare e mi sono attenuta a quella perché sì, i prezzi iniziali sono alti. Appena posati gli occhi su qualsiasi oggetto arriverà qualcuno a chiedervi che cercate: ti piace Gucci-Chanel-Prada-Burberry o vuoi Louis Vuitton? (che sì, è una scelta originalissima anche in Cina).

Alcuni sono poco simpatici, tipo la tizia che mi ha tirato praticamente dietro il cappotto che avevo acquistato perché non mi sono smossa dal mio prezzo, altri sono più amichevoli. Inutile dire che non è un posto per persone suscettibili. Penso che non sia un segreto per nessuno che in Cina circoli un numero incredibile di falsi, basta dare un’occhiata per le strade per rendersi conto che se tutte girano con le stesse 5-6 firme un motivo ci sarà. Anche nelle scelte consumistiche i cinesi sono molto careless, casual, “basta che faccia scena”, come nella vita quotidiana.

Quello che ho notato perché mi ero imposta di notare è che al mercato della seta alcuni falsi sono di qualità medio-alta rispetto alle copie che si trovano di solito. Alcuni commessi faranno di tutti per accalappiarti, mentre nei negozi dall’aspetto più “di lusso” ti concedono il tuo spazio. Non si trovano tutte le marche, una ragazza mi ha spiegato che cose che prima venivano prodotte ora non arrivano più, del resto anche il mercato dei falsi ha la sua curva di domanda. Tutto viene “dalla fabbrica”, una tipa alle mie domande mi ha chiesto se volessi buttarmi anch’io nel business delle borse contraffatte. Rimarrò col dubbio se la “factory” non mandi copie di D&G per motivi particolari o perché ormai gli stanno talmente tanto sul culo da non meritare nemmeno il mercato nero (volevo chiederlo, me ne sono dimenticata).

Alcuni ti dicono che la loro merce è di seconda mano, altri sono più onesti e non fanno finta di venderti cose vere. Tutti fanno lo scontrino. Non è un’esperienza rilassante e ci vuole il giusto spirito per non uscirne esasperati: contatto visivo mai, rispondere che si sta dando solo un’occhiata funziona piuttosto che dire cosa si sta cercando, la tecnica dell’andare via se il prezzo è troppo alto paga sempre, no spazientirsi, mai pagare più della metà del prezzo iniziale. Il mercato della seta non è l’unico mercato dei falsi di Pechino, c’è anche il mercato delle Perle (红桥市场 – Hongqiao market). Non avevo programmato di andarci ma casualmente era vicino a dove alloggiavo. Se siete indecisi tra i due il mercato della Seta vince a mani basse per qualità, offerta ed esperienza generale (al mercato delle perle non vi lasceranno respirare un istante).

Il resto del tempo è stato dedicato a giri vari. Sono tornata a Wangfujing per lo street food e ho mangiato l’anatra laccata più buona del mondo; Ho visto la Città Proibita – stavolta dall’alto – dalle colline del parco Jingshan; ho camminato nel tempio di Confucio e per le stradine degli hutong, mangiato indiano perchè ne avevo voglia, scovato nell’hutong di Wudaoying un negozio di abiti vintage meraviglioso, introvabili in Cina fuori dalle solite Pechino o Shanghai. Il giorno dopo sveglia alle 5 di mattina per correre al comodissimo aeroporto internazionale di Pechino e il pomeriggio ero a fare lezione. La Cina è grande e le città principali non sono esattamente a portata di mano per un weekend fuori, anche se essendo Xi’an al centro è più facile raggiungere un po’ tutto. Ora che so che si può fare magari lo farò più spesso. Sicuramente.

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My 2nd time in Beijing: the Silk Market

Last week I decided I did not want to spend the weekend at home without any programs and so I booked a flight to Beijing. As expected it was freezing cold, but slightly better than last January, when the lakes were completely frozen. The main purpose of this second visit was to go shopping (and eat Peking duck). Yes, there is no need to go 1000 kilometers away for that, but I had a very specific goal: the Silk market.

This place, once an outdoor market, is famous for two reasons, despite its name: the fake goods of medium/high quality and the total absence of price tags. It is a must to negotiate. There are 7 floors that sell everything: clothing, shoes, accessories, jewelry, knockoff bags, electronics (stay away), toys and anything you can think about. Some shops make tailor-made clothes.

In addition to this, I had read that the sellers are generally aggressive and the prices exaggerated and therefore I was prepared for war. I had a list of things I wanted to buy and I sticked to that because yes, the initial prices are high. As soon as you put your eyes on anything, someone will ask you what you’re looking for: do you like Gucci-Chanel-Prada-Burberry or maybe Louis Vuitton? (yes, it is a very original choice in China too).

Some vendors are not very nice, like the guy who throw me aggressively the coat I had bought, just because I wouldn’t meet her price, while others are more friendly. Needless to say, it is not a place for the faint at heart. I think it’s no secret to anyone that there are an incredible number of fakes in China. Even in shopping choices, Chinese people are very casual and careless as in everyday matters. What I noticed is that at the silk market some fakes are of medium-high quality compared to the usual counterfeit stuff. Some shop assistants will do their best to hook you, while in the more luxurious-looking stores they leave you alone. Not all brands are found, a girl explained to me that things that were produced before now aren’t anymore, guess even the fake market has its own demand curve. Everything comes “from the factory”. A girl asked me if I wanted to get myself into the counterfeit bags business because of my curiosity. I didn’t see any D&G, but I forgot to ask if it was because of all the recent buzz.

Some vendors tell you that their goods are second-hand, others are way more honest and do not pretend to sell you real things. Everyone provides customers with the receipt. It was not a relaxing experience rather a mission, and its success depends on the preparation: visual contact is to be avoided, as well as saying explicitly what you are looking for, the technique of walking away if the price is too high always pays off, as well as not being impatient, and never ever pay more than half the initial price. I also visited the Pearl market (Hongqiao market) being 200 meters from where I was staying, which is pretty much the same thing. If you are undecided between the two the Silk market wins for quality and general experience (at the Pearl market they just don’t leave you alone).

The rest of the time was dedicated to eating and seeing a few places I missed last time. I went back to Wangfujing for the street food and ate the best duck; I saw the Forbidden City from above – from the hills of the Jingshan Park; I walked in the temple of Confucius and through the tiny hutong streets, ate Indian food because I felt like it, discovered in the hutong of Wudaoying a wonderful vintage clothes shop, a rarity in China outside the usual Beijing or Shanghai. The next day I wake up at 5 in the morning to catch my plane and in the afternoon I was teaching. China is big and the main cities are not exactly handy for a weekend getaway, even if Xi’an is in the middle and it is easier to get around. Now that I know I can make it maybe I’ll do it more often. Definitely.

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