Cina · Xian

Non posso tornare in Cina

Quando ho lasciato la Cina il mio progetto era di tornarci verso febbraio/marzo, ovvero quando avrei dovuto iniziare il mio semestre di studi all’università.

Negli scorsi mesi ho pensato più volte di scrivere un aggiornamento, ma gli eventi si sono evoluti talmente in fretta da rendere ogni pianificazione superflua. È chiaro che ora non posso partire, ma fino a qualche settimana fa le notizie che arrivavano dalla Cina cambiavano le carte in tavola da un giorno all’altro.

Sono tornata in Italia a fine novembre, passando prima due splendide settimane a Bali, col progetto di tornare in Cina a studiare proprio nei primi mesi del 2020. Cosa che naturalmente non è stata possibile nonostante avessi pronti tutti i documenti e completato l’iscrizione per studiare cinese all’università di Xi’an.

Quando in Cina i nuovi casi legati al covid-19 erano praticamente scesi a zero (più o meno verso inizio marzo), la mia e tutte le altre università e scuole erano ancora chiuse, ma davano la possibilità di studiare online a tutti gli studenti.

Alcuni di questi corsi avevo iniziato a seguirli, con tutti i disagi che comportano le sette ore di fuso orario tra l’Italia e la Cina. Ogni giorno dovevo contattare almeno quattro professori diversi su Wechat per farmi mandare le lezioni registrate, oltre ai compiti a casa giornalieri, da completare entro la mattinata e rimandare indietro ai professori (che non possono certo correggerli durante la notte).

Tutto questo succedeva verso fine febbraio/inizio marzo e, nonostante l’allerta fosse ancora alta in Cina, professori e studenti erano moderatamente ottimisti sulla possibilità che i corsi in aula sarebbero iniziati entro qualche settimana.

Ricordo che addirittura uno degli insegnanti parlò della possibilità di tornare a fare lezione normalmente verso la fine di marzo, cosa che naturalmente non è successa.

Anzi, per chi si trovava all’estero e sperava di tornare in Cina le cose si sono fatte molto complicate e addirittura dal 28 marzo è stato temporaneamente proibito l’ingresso nel paese agli stranieri, anche quelli dotati di regolare visto.

Insomma, non sono riuscita a tornare in Cina, né so quando potrò ripartire, ma sicuramente non sarà prima di settembre.

La Cina mi manca molto, anche se sono ben consapevole che se mai riuscirò a tornare la troverò molto cambiata. Quasi tutti quelli che ho incontrato qui mi hanno parlato della capacità delle città cinesi di cambiare in poco tempo, cosa che è già la regola in tempi normali, figuriamoci dopo una crisi di tale portata.

Mentre qui siamo nel ben pieno della quarantena, so che in Cina amici e conoscenti tornano lentamente a lavorare ed uscire e questo mi fa sperare. Qualcuno è tornato al vecchio lavoro, qualcuno ha lasciato un impiego insoddisfacente, chi doveva partire e venire a studiare in paesi europei ha ovviamente rinunciato.

Forse la cosa più strana è che fino a qualche mese fa era normale pensare “vado in Italia e torno”, partecipare alla propria cena di arrivederci e trovarsi a dire agli amici che ci saremmo rivisti presto. Ovviamente ci sono problemi e situazioni molto più gravi in questo momento e su questo ci sono pochi dubbi.

Dopo un periodo di sfasamento che per me dura dagli inizi di gennaio, considerato che all’epoca il mio “unico” dilemma era se tornare in un paese dove c’era un’epidemia in corso, ho lentamente trovato una mia routine. Lavoro online, studio e mi dedico ai miei progetti.

La Cina però mi manca sempre e resta sempre lì nei miei pensieri, in attesa di poter tornare.


I can’t go back to China

When I left China last November, my plan was to come back on February or March 2020, which is when I should have started studying at Xi’an Jiaotong University.

In the past few months I was about to write an update almost every day, but the situation changed so quickly that every new plan or project was already impossible to put in practice the very next day. It is obvious that I cannot go back to China now, but a few weeks ago I thought I just had to wait until the situation turned back to normal.

Going back to China to study was not possible of course, despite having already prepared all the documents and completed the registration to study Chinese at my University.

When the new cases related to covid-19 in China were practically close to zero (which was approximately at the beginning of March), my Institute, as well as all others, was still closed, but all students were given the opportunity to study online.

I started to follow some of these courses, with all the inconveniences related to the seven-hours time difference among Italy and China. Every day I had to get in touch with at least four different teachers on Wechat to ask for the recorded lessons and daily homework, which I had to complete as fast as possible if I wanted my teachers to correct them before the end of the day.

This was happening in late February / early March and, despite the alert was still high in China, professors and students were moderately optimistic about the possibility that regular courses would begin within a few weeks.

I even remember that one of the teachers talked about the possibility of going back to class at the end of March, which of course didn’t happen.

Actually, things got way more complicated for those who were abroad and hoped to return to China. Since March 28, foreigners are temporarily prohibited to enter the country, even those holding regular visas.

Long story short, I was unable to return to China, and I don’t know when I will be able to go back again, certainly not before September.

I miss China a lot, although I am well aware that if I’ll ever return most things will be changed.

While here we are still under lockdown, I know that in China my friends can go out and are slowly returning to work. Some have resumed their old jobs and activities, others quit an unsatisfactory position, some who had to go to study in European countries obviously gave up.

Perhaps the strangest thing is that just a few months back it was normal to think “I’m going to Italy and I’ll be back to China soon”, as well as telling friends that we would see each other again soon. Obviously there are a lot more serious problems in the world right now and there are few doubts about this.

I’m slowly adapting to this new situation after months of uncertainty: I work online, study and take care of my projects.

But I miss China every day and it’s always  in my thoughts, until I will be able to return.

2 risposte a "Non posso tornare in Cina"

  1. Mi stavo chiedendo dove fossi in questi mesi, infatti. Immagino che sia dura, dopo tanto tempo passato in un luogo che poi diventa casa nostra, ritrovarsi bloccati in quello che non e’ piu’ il posto che riconosciamo come Casa. Ci si reinventa sempre, giorno dopo giorno, perche’ siamo animali sociali e che si adattano ma il nostro cuore resta sempre li, dove l’abbiamo lasciato!

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    1. Non è stato facile nemmeno scrivere questo post perché praticamente per due mesi sono stata comunque convinta che sarei tornata in Cina e invece poi ogni giorno succedeva qualcosa che scombinava tutto… Però sarebbe altrettanto dura se fossi rimasta lì, me ne rendo conto. Speriamo di tornare presto se non alla normalità, almeno a qualcosa di simile.

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