Chengdu

Sono tornata da Chengdu e tra poche ore sarò su un aereo per Shanghai. È stata una vacanza strana ma meravigliosa. Il mio telefono è andato e sto imparando ad usarne uno cinese senza VPN, Whatsapp, Facebook, Instagram, Google ecc. Praticamente sono regredita all’800. Mi importa poco in realtà perché sono tornata ancora più innamorata di questo paese.Continua a leggere…

Viaggio a Pechino – seconda parte

L’indomani dell’arrivo a Pechino è stato dedicato alla Grande Muraglia. Non potevo aspettare, dovevo vederla subito, non sia mai che non rimanesse il tempo necessario o nel frattempo me la spostassero. Le sezioni visitabili sono diverse; noi abbiamo scelto Badaling (八达岭), la più vicina a Pechino (leggi anche: la più affollata), ma fortunatamente a gennaio non c’è la solita orda. Continua a leggere…

Cose a caso

Questi primi giorni del 2018 possono essere sintetizzati così:

  • Ho sviluppato una dipendenza da Bubble tea, credo irreversibile
  • Ho mangiato qualsiasi cosa contenesse tè matcha
  • Continua a fare un freddo indecente e a nevicare. Le temperature sono talmente basse che si può tenere la roba in giardino piuttosto che in freezer (true story di quando è andata via la luce per diverse ore)
  • Una mia alunna dell’asilo mi ha detto che sono Beautiful
  • Sono riuscita a chiedere le ferie alla direttrice della scuola che non parla una parola d’inglese senza usare quasi per niente il traduttore sul cellulare
  • Ciononostante, il mio cinese continua ad essere pessimo
  • Tra due settimane visiterò Pechino (tanti, ma tanti cuori)

Per ora, dal Polo Nord è tutto.

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E così ho concluso il mio 2017 cantando davanti a 200 persone

Ho trascorso un capodanno decisamente surreale.

Sono sopravvissuta ad una cena di mille ore e ho cantato davanti ad una platea di 200 cinesi. Su un palco. Da sola. Ma partiamo dall’inizio: la mia scuola ha organizzato la serata ed erano presenti tutti i miei colleghi e capi (ahahah). Scopro che la faccenda è seria: ognuno deve esibirsi – viene arbitrariamente deciso da altri che io devo cantare, in inglese, va bè. Non mi dilungherò sulle mie capacità canore e dirò solo che ho scelto These boots are made for walking, perché se l’ha cantata Jessica Simpson ce la posso fare pure io eccheccavolo.Continua a leggere…

India, odi et amo

Ci ho messo un po’ a decidermi a scrivere qualcosa sull’India perché i 7 mesi che ho passato qui mi hanno lasciato addosso sentimenti contrastanti.  Mettici pure che tutto è stato già detto e scritto e le cose si complicano ulteriormente. Si dice che l’India o la si ama o la si odia, io piuttosto credo che sia vero che non è possibile amarla senza un po’ odiarla, e viceversa.Continua a leggere…