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Tre pazzi, pazzi giorni a Chongqing

Sono tornata da Chongqing, città tanto famosa in Cina quanto sconosciuta all’estero. Ammetto di averla snobbata anche io prima di decidermi a fare il biglietto, nonostante in tanti me l’avessero consigliata. Il problema è che spesso i cinesi hanno una concezione un po’ diversa dalla nostra di “posto bello da visitare”. Il che mi ha fatto esitare un po’.

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Chongqing è la città più grande del mondo – così dicono – e una provincia a sé (una volta era parte del Sichuan, prima di diventare autonoma). Qualcuno parla di 33 milioni di persone nell’intera area urbana, ma in realtà nessuno lo sa. Non ci sono dati certi. È un mistero. Di sicuro non è un posto dove si incontrano molti occidentali. Sembra pazzesco, ma in Cina non si vedono molti turisti stranieri.  Fatta eccezione per Shanghai e le maggiori attrazioni di Pechino, finora ho preso treni, autobus e visitato posti dove ero l’UNICA waiguoren. Amo questa cosa nonostante, e forse proprio per questo, il più delle volte la Cina ti costringa a usare una lingua difficilissima e a faticare per trovare posti con indicazioni scritte solamente in caratteri cinesi (sia benedetta la trascrizione in pinyin).

Tornando a Chongqing. Dicevo che è tanto sconosciuta per noi quanto popolare tra i cinesi. E infatti c’erano ORDE di persone. Me l’ha detto praticamente chiunque che non bisognerebbe MAI viaggiare durante le festività cinesi, perché lo fa anche tutto il miliardo e mezzo di anime che abitano il paese. Ma era una situazione “o così o niente”. Non ho mai visto tanta gente, nemmeno a Mumbai. È stato molto difficile, soprattutto perché i luoghi chiusi si trasformano in trappole infernali da cui diventa lungo e difficoltoso uscire. Ho fatto mezz’ora di fila solo per entrare nella stazione della metropolitana. Ho visto gente mettersi in coda nonostante l’attesa superasse le due ore per passare 5 minuti sulla funivia panoramica che attraversa la città, senza battere ciglio. Ho camminato tantissimo, visto tante cose e sono ripartita piena di amarezza per i posti che volevo vedere e non ho avuto il tempo di visitare. Sarei voluta restare di più, non fosse per quel piccolo inconveniente chiamato lavoro. Sono stati tre pazzi, pazzi giorni.

Il mio hotel era a JieFangBei, il fulcro commerciale di Chongqing. È la Cina moderna che uno si immagina: grattacieli, negozi di lusso, centri commerciali enormi ecc, ecc. La vista dalla mia camera al 21esimo piano non era niente male.

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Sistemati i bagagli sono andata a piedi verso la Hongyia cave  洪崖洞. Ancora adesso non mi è ben chiaro cosa sia principalmente questo posto. Un centro commerciale? Un hotel? Boh. Dentro ho visto soprattutto ristoranti, ma c’erano talmente tante persone che ci sono rimasta il meno possibile. L’architettura, come nel resto della città, è piuttosto bizzarra. Sono andata via verso le 7, nel momento di punta. Ho visto scene folli di ascensori presi d’assalto e ho fatto 30 minuti di coda ferma sulle scale insieme a decine e decine di cinesi solo per poter uscire.

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A parte essere incredibilmente grande, Chongqing è famosa per essere una città costruita sui colli, il che fa sì che le strade abbiano dislivelli notevoli (e scale, tante scale, scale come funghi). Ho ancora male alle gambe per tutte le salite fatte. Ma è conosciuta anche per l’architettura pazza e per il fantastico cibo. La linea due della metropolitana percorre un tratto di sopraelevata con una vista pazzesca sull’Eling park, prima di fermarsi dentro un condominio (!).

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La stazione è Liziba, e si trova letteralmente al quinto piano di un palazzo abitato. Da qui ho preso la metro e sono scesa alla fermata successiva per andare ad E’ling park. Imboccata l’uscita per il parco sono rimasta spiazzata perché c’era il nulla. Il parco è un posto ben strano, si inerpica su una collina e non è la passeggiata rilassante che uno si immagina. Per vederlo si salgono un milione di scale e non esistono sentieri pianeggianti. E’ stata un’esperienza surreale perché non c’era praticamente NESSUNO.

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Non mi aspettavo di vedere tanto verde in una delle 4 città più grandi della Cina. Chongqing sembra costruita sopra una foresta, con fronde verdeggianti che spuntano un po’ a casaccio in mezzo a brutti palazzoni grigi. Metà dei quali è in costruzione. Il secondo giorno ho preso la metro fino alla città vecchia di Ciqikou, dall’altra parte di Chongqing. Anche qui, folla a palate.

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A Ciqikou ho finalmente assaggiato i Xiao miàn per cui Chongqing è famosa dopo aver sudato sette camicie per trovare un posto a sedere durante l’ora di punta.

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Posso dire che la fama era ben meritata perché erano buonissimi. La vera sorpresa di Ciqikou è stato il tempio buddista di cui ho dimenticato il nome, un milione di scalini (che novità) che però sono valsi la fatica.

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Stremata dalla folla impossibile ho rinunciato a prendere la funivia panoramica per cui l’attesa superava le due ore, una pazzia. Ho quindi optato per la crociera notturna sul fiume Azzurro 长江, ma prima sono andata alla ricerca di un posto che servisse hotpot. La regione del Sichuan e Chongqing sono famose per l’hotpot piccante. Quando sono stata a Chengdu ho fatto lo stupido errore di non andare perché l’hotpot è un’esperienza che generalmente si fa in gruppo, mai da soli. Stavolta me ne sono fregata e ho mangiato l’hotpot più buono mai provato finora. Era davvero piccantissimo.

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La fuwuyuan mi ha portato una menu infinito da cui scegliere gli ingredienti da cuocere nell’hotpot, aiutandomi a leggerla che da sola ci avrei messo 6 ore. E niente, 20 fazzoletti e occhi lacrimanti dopo, è stato amore. E pensare che l’hotpot non è nemmeno il mio cibo cinese preferito. Gli avventori del locale a due passi dal porto mi guardavano con un misto di curiosità ed ilarità. Vedere un’occidentale che ordina hotpot da sola con un pessimo cinese immagino sia uno spettacolo divertente. La gita in barca invece non mi ha entusiasmato. A parte la vista notturna dell’Hongya cave, non sono sicura che ne sia valsa la pena.

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L’ultimo giorno sono ripartita dalla comodissima stazione ovest, all’altro capo della città, e quindi non c’è stato tempo per vedere praticamente nulla. All’inizio avevo programmato di restare mezza giornata a Chongqing e il giorno successivo fare una gita nei dintorni. Ci sono posti bellissimi fuori Chongqing, ma il maltempo e il pensiero di passare ore in fila insieme a centinaia di turisti con la mia stessa idea mi hanno fatta desistere. Non me ne sono pentita perché ho davvero amato questa strana città.

Chongqing, chissà, forse un giorno tornerò.

 

3 risposte a "Tre pazzi, pazzi giorni a Chongqing"

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