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La palestra in Cina

Prima o poi doveva succedere, mi sono iscritta in palestra. Tra il trasloco e un “massì, ci vado domani” sono passati quasi due mesi di beata nullafacenza. La mia nuova palestra mi piace. Soprattutto perché stamattina c’ero solo io. Ma del resto basta poco per farmi contenta. La mia memoria conserva assai poco edificanti immagini del posto dove andavo ad allenarmi in India, perfetta riproduzione in scala di tutte le cose che dell’India non si possono proprio non amare: sovrappopolazione, odori non esattamente eccezionaliaria condizionata a palla sempre, gente che ti ruba il posto in fila per il tapis roulant se per sbaglio ti distrai un millisecondo. Che poi era la palestra dell’ufficio e anche l’unica che avessi a disposizione lavorando 9 ore al giorno e dovendone passare un migliaio nel traffico per tornare a casa, quindi o quella o niente.

E insomma è andata che mi sono iscritta, ho compilato l’anagrafica in cinese con i miei dati  – lo sa il cielo come, mi hanno fatta salire su un bizzarro attrezzo per calcolare massa grassa e magra. Dopodiché la tipa mi chiede qual è il mio obiettivo. A me, capite? Amica, forse l’ostacolo linguistico stavolta è stato un bene, considerato che l’unico obiettivo a cui possa ambire ora è trascinarmi da casa al tapis roulant invece che al take away di ravioli cinesi dietro l’angolo.

Le palestre in Cina sono più o meno come le nostre, a parte che se vuoi un personal trainer te lo devi pagare, e che il prezzo base dell’abbonamento – così ho capito – va negoziato come al mercato. Non sono tanto sicura circa i motivi per cui la gente si iscriva piuttosto. Le donne cinesi, non avendo un filo di grasso né di cellulite – maledette –  non hanno veramente bisogno di allenarsi. Le vedi che camminano leggiadre sul tapis roulant, mentre te sei accanto a loro che muori. Va bè, non tutte, ma molte se ne stanno lì, a passeggiare a passo di lumaca e giocare col cellulare. A Jingbian ho visto donne venire a fare spinning coi tacchi. Una volta persino un signore in camicia e gilet di lana. Ma credo siano usi e costumi delle piccole città, perché a Xi’an non mi è capitato di vedere outfit così originali.

Sono sopravvissuta al primo giorno anche se ora ho male ovunque. Vedremo se riuscirò ad essere costante, considerato che dopo un paio di mesi la palestra tende ad annoiarmi a morte. Quasi rimpiango le pimpanti lezioni romane di aquagym, quelle con l’istruttore che ci spiegava gli esercizi con lo stesso entusiasmo di Manuel Agnelli alla conduzione di X-factor.

Manuel-Agnelli

Ma forse no.

2 risposte a "La palestra in Cina"

  1. Concordo, con i corsi va un po’ meglio. Prima seguivo spinning e mi piaceva anche, nonostante in Cina la lezione si svolga praticamente al buio con luci stroboscopiche e musica a palla tipo discoteca, mah.
    Facciamoci forza che l’estate è vicina!

    Mi piace

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